In viaggio con Pegaso: Budapest
Chiunque avesse velleità comunicative, non può esimersi dal
domandarsi che tipo di platea ha davanti, cosicché chiunque
aspirasse a scrivere articoli su un periodico per
“viaggiatori di professione” non può prescindere dal tipo
di assemblea alla quale si propone.
Scrivere di luoghi da visitare per turisti necessita di
particolari riguardi ma, è sicuramente diverso parlare del
“mondo” a chi del mondo ne fa il proprio normale ambito
lavorativo.
Siamo parte di un luogo nella misura in cui esso fa parte
di noi. Esso è prima di tutto la sua proiezione nel nostro
immaginario.
Limitare l’ambiente di appartenenza significa limitare le
nostre possibilità; i suoi confini non sono materiali ma
mentali; sono culturali, sociali, etnici ecc... Sono limiti
nascosti, segnati nell’immaginario, frontiere in continuo
movimento che si espandono o si contraggono a seconda delle
esperienze della vita.
Per quanto riguarda noi “viaggiatori” questi limiti sono
ampi, estesi; ci è difficile limitare la nostra esistenza
unicamente al poco tempo che passiamo nel luogo di
abitazione. Organizziamo la nostra vita non solo in
funzione del tempo che passiamo a casa ma anche dei momenti
nei quali siamo altrove.
La nostra città è il mondo, le nostre strade sono i cieli,
i nostri confini sono altri ed il nostro io cosmopolita
difficilmente accetta costrizioni temporali o schemi
spazialmente circoscritti.
Il tempo e lo spazio hanno per noi un altro valore.
Quella che per un normale “terrestre” è una grande città,
per noi risulta essere un piccolo ambito limitato e
limitante.
Diventa quindi pretenzioso parlare di città a coloro che
del mondo… fanno la propria casa.
Così come i confini, anche le distanze sono per noi
relative, un tempo corrispondente a 50 minuti, sufficienti
per andare da Roma a Milano, per un “terrestre” è il tempo
necessario per percorrere pochi chilometri nel caotico
traffico cittadino.
Tutto si ridimensiona, tutto assume un aspetto diverso.
Anche il tempo per il turismo assume per noi un valore
differente; nella difficile gestione del periodo di
permanenza in un luogo dobbiamo trovare il corretto
equilibrio tra momenti per il riposo e momenti per lo
svago.
Nella nostra concezione di fruizione, il tempo dedicato al
turismo non termina con il singolo viaggio, prosegue;
saremo ancora lì probabilmente il mese che segue. Un
viaggio per noi non finisce con il ritorno a casa, rimane
sempre subordinato ad una successiva possibilità. La
consapevolezza di questo ci permette una continua apertura
verso nuove opportunità da sfruttare senza limiti di tempo
definiti o limitati.
I luoghi del mondo fanno parte di noi quanto la strada
sotto casa. Dedichiamo ad essi attenzioni differenti, essi
sono parte del nostro essere, essi sono parte della nostra
normalità.
Nella nostra esperienza di viaggiatori percepiamo oramai
immediatamente quelli che sono i luoghi che più si prestano
ad essere istintivamente accoglienti, immediatamente
familiari e la città di Budapest è uno di quei posti che
per tradizione e fruibilità più si prestano alle nostre
richieste da “viaggiatori professionisti”.
La città è ben strutturata e, si ha molta attenzione nei
confronti del turista, anche per il visitatore “veloce”. I
suoi trasporti pubblici funzionano dall’alba fino alla
tarda sera e permettono di spostarsi agevolmente tra le sue
numerose attrattive turistiche per mezzo delle 3 linee
della metropolitana, le 180 linee di autobus, le 29 linee
di tram e le 14 linee di filobus.
Per chi avesse intenzione di dedicarvi più tempo si può
scegliere tra i tour organizzati in battello lungo il
Danubio.
Pillole di storia.
Budapest nasce dall’unione, nel 1873, di tre città
distinte: Buda e Obuda sulla collina alla destra del
Danubio, e Pest in pianura alla sinistra del fiume; solo
nel 1950 con l’annessione di alcuni centri vicini si è
formata la grande città di oggi.
Le zone sulle quali sorge la città erano abitate già in età
romana; a partire dal 1° secolo d.c. essa fu sede di
presidio romano, ma solo con Settimio Severo la città venne
elevata a colonia.
Nel medioevo venne chiamata dagli Slavi con il nome Pest
per le sue fornaci, successivamente i tedeschi ne fecero un
centro commerciale che venne chiamato Ofen.
Solo nel XI secolo con gli Ungheresi essa divenne la
capitale del regno.
Nel 1241 venne distrutta dai Tartari, fu perciò in seguito
edificata la fortezza di Buda sulla riva destra del
Danubio, da re Bela.
Successivamente, in seguito all’estinzione della dinastia
Arpàd, la città si sottomise a Carlo Roberto nel 1307.
Il XV secolo fu il periodo di massimo splendore di Buda e
di Pest, la prima per la sua fortezza e la seconda come
sede Imperiale.
Devastata nuovamente nel 1521 per mano dei Turchi, che la
occuparono nel ventennio successivo, i suoi abitanti
persero ogni benessere e privilegio e, solo nel 1686, venne
riconquistata dagli Asburgo che la elessero capitale regia
nel 1703.
Sulla città si abbatté nuovamente la rovina pochi anni più
tardi a causa delle guerre di indipendenza e della peste.
Riprese splendore a metà del ‘700 con Maria Teresa che
eresse il nuovo Palazzo Reale; nel corso del secolo
successivo sorsero L’Università, il Museo nazionale,
l’Accademia ungherese, il Teatro Nazionale e, nella seconda
metà dell’800 si svilupparono il commercio e l’industria..
Nel 1848, solamente per un anno, si insediò il governo
rivoluzionario, fino a quando la città venne occupata dagli
Austriaci. Fu grazie alla legge bipartita che l’Ungheria
ottenne un posto equivalente all’Austria in seno all’Impero
Asburgico e, Budapest divenne la capitale di un grande
territorio.
In funzione della politica ferroviaria e dello sfruttamento
intensivo delle proprie risorse la città crebbe
rapidamente.
Le sue traversie non era ancora finite; nel novembre 1919
fu infatti occupata dai rumeni in seguito alla dittatura di
Tela Kun; tra il dicembre del 1944 e il febbraio del 1945
fu teatro di battaglia tra l’esercito sovietico e quello
tedesco-ungherese, battaglia che terminò con la conquista
da parte dei sovietici che la occuparono militarmente.
L’occupazione perdurò fino al 1947. In questo periodo, il
regime cercò di livellare le condizioni socio-ambientali
dei vari quartieri, ricostruì i ponti sul Danubio andati
distrutti durante i combattimenti e ne edificò uno nuovo
per il collegamento tra Ujpest e l’isola Margherita; venne
anche migliorato l’assetto viario collegando il centro con
i nuovi quartieri operai sorti intorno al nucleo
originario.
Budapest subì nuove distruzioni nel 1956 durante la rivolta
Ungherese ma si è risollevata in breve tempo con un nuovo
assetto urbano e con l’ampliamento della metropolitana.
Oggi Budapest è la più grande città Ungherese sia a livello
demografico che topografico ed accentra la maggior parte
delle attività produttive del paese, è altresì importante
polo turistico come città d’arte e città termale.
Cosa c’è da vedere.
Budapest è considerata una delle più belle capitali al
mondo. La città moderna è costituita da Buda, parte
collinosa che sorge sulla riva est del Danubio e Pest,
parte pianeggiante che si estende lungo la riva ovest, che
costituisce circa i due terzi del territorio globale.
Nel 2002 il Comitato per i Patrimoni dell’UNESCO ha
insignito il prestigioso titolo di Patrimonio Mondiale a
tre zone della città: viale Andràssy, il Lungodanubio ed il
quartiere del Castello.
Viale Andràssy prende il nome dall’omonimo statista
ungherese morto nel 1929, famoso per essere stato
patrocinatore di una stretta collaborazione con
l’Inghilterra e l’Italia.
Il viale è caratterizzato dal teatro dell’Opera, uno dei
monumenti più belli ed interessanti della città. Al teatro
è dedicata una fermata della metropolitana che ne permette
una facile raggiungibilità. Il cospicuo programma di musica
classica, concertistica e di balletti e, la bellezza
dell’edificio con i suoi interni eleganti ed i ricchi
ornamenti, ne fanno una meta ambita dai turisti. La
facciata del teatro è in stile rinascimentale e si erge
imponente sul viale conferendogli un carattere unico.
Il viale, della lunghezza di poco più di due chilometri, ha
come cornice palazzi nei più diversi stili che affacciano
su vicoli caratteristici che nascondono sculture e fontane.
Risalendo il viale verso piazza degli Eroi si ha la
possibilità di visitare la Galleria d’Arte che pur non
avendo collezioni proprie ospita di continuo mostre su
artisti contemporanei.
Procedendo nella stessa direzione incontriamo il Museo
delle Belle Arti, palazzo in stile neoclassico, che ospita
la ricca pinacoteca degli Esterhàzy, La collezione del
museo vanta ben 100mila opere che offrono un esaustivo
panorama riguardo la pittura italiana tra il ‘200 ed il
‘700, la pittura spagnola vantando in collezione 7 opere di
El Greco e, per quanto riguarda i secoli ‘800 e ‘900 è ben
rappresentata la pittura francese.
Sul Lungodanubio, dalla parte di Pest, con la sua
caratteristica facciata neogotica troviamo il Parlamento,
punto determinante del panorama, disegnato e costruito
circa 100 anni fa da Steindl.
Il Danubio è attraversato da diversi ponti di cui il più
antico è quello delle Catene, costruito nel 1849 per volere
del conte Szechenyi; danneggiato durante la seconda guerra
mondiale è stato ristrutturato nel 1949, anno del suo
centenario.
Il ponte Elisabetta, deve il suo nome alla regina, moglie
dell’imperatore Francesco Giuseppe. Inaugurato nel 1903,
distrutto dai tedeschi nel 1945 è stato ricostruito
completamente nel 1964 su progetto dell’architetto Sàvoly.
Percorrendo il Lungodanubio, questa volta sul lato est,
dalla parte di Buda, possiamo visitare il bagno termale
Rudas costruito dai turchi nel 1550 ed ampliato nel 1566
dal pascià turco Szokoli Mustafà. Delle strutture originali
sono rimasti la vasca ottagonale e le 4 vasche angolari
minori caratteristiche per le diverse temperature
dell’acqua e la cupola turca.
Il quartiere del Castello è anch’esso Patrimonio
dell’UNESCO; antico nucleo della città viene colpito nel
corso dei secoli da terremoti, carestie e invasioni nonché
devastato nel corso dell’ultima grande guerra. Il
visitatore ha la sensazione di vivere nel passato ammirando
scorci di epoche diverse.
La piazza più visitata è piazza della Trinità, ove affaccia
la chiesa di Maria Vergine detta di Mattia Corvino la più
bella e prestigiosa chiesa della città. Dedicata alla
Madonna costruita nel XIII secolo nel corso della sua
storia ha subito numerose modifiche. La sua attuale
struttura neogotica si è definita nel 1896 durante la
grande ricostruzione realizzata da Schulek. Vetrate ed
affreschi sono opera dei più famosi artisti dell’epoca.
Tra gli altri monumenti da non perdere vi è il Palazzo
Reale, uno dei simboli del paese. Più volte distrutto e
ricostruito, si presenta a noi con la sua attuale forma
definita dopo la seconda guerra mondiale: Il palazzo oggi è
sede del Museo della Storia di Budapest, del Museo Ludwig,
della Galleria Nazionale Ungherese e della Biblioteca
Nazionale Széchényi.
I Bastione dei pescatori in stile neoromanico è un elemento
unicamente decorativo dal quale si può ammirare il panorama
della città.

