Firenze
e gli Uffizi

Nella
comune idea di fruizione artistica, il museo tende ad
essere dimenticato; si preferiscono mostre ed eventi. Molte
di queste iniziative sembrano però voler utilizzare l’arte
come pretesto per profitti commerciali piuttosto che per
operazioni culturali.
L’arte sembra essere diventata parte di un sistema
mediatico dal quale nulla può essere escluso.
Programmi televisivi, documentari, televendite.
Il reale perde terreno, diventa irreale, il mondo vero
diviene quello mediatico. La televisione ed i suoi
palcoscenici sono l’unico luogo dell’esistenza.
In televisione si trova marito, si litiga, ci si confessa,
si frequenta la scuola; in televisione ci si laurea (basta
correre in motocicletta).
Anche l’arte diviene parte di questo sistema. Essa diventa
moda, fenomeno di costume, esiste solo quando programmata
via etere. L’arte, per divenire reale ha bisogno di
scendere a compromessi, deve comparire, mostrarsi.
Tutto esiste unicamente se viene trasmesso. L’alternativa è
una dimensione ibrida di semi-esistenza, limbo vegetativo
in attesa di nuova apparizione.
Il museo è poco presente via etere, tende ad essere
dimenticato, nella nostra mente non è nemmeno contemplato a
vantaggio delle mostre commerciali che “esistono” poiché
pubblicizzate.
Si dimentica che è proprio il museo il luogo per eccellenza
della fruizione artistica. La sua storia non si limita ad
una esistenza temporaneamente limitata e velocemente
consumata.
I musei sono li da sempre e da centinaia di anni e ci
offrono i capolavori delle loro città. Città che li hanno
voluti, difesi, delle quali sono vero e proprio orgoglio.
Scegliere di visitare un museo è una azione consapevole e
precisa proprio perchè esso è raccolta delle memorie,
testimonianza della civiltà, selezione di episodi di
quotidianità prima ancora che raccolta di capolavori
artistici.
Il museo è conquista culturale; raccogliere e collezionare
è concetto recente, vuol dire preservare dall’alienazione,
dalla dispersione, dalla confisca, dall’adattamento a
differente uso, vuol dire conoscere l’importanza dell’opera
d’arte come oggetto insostituibile per preservare la
memoria comune nel tempo.

In
questo numero ci occupiamo della galleria degli Uffizi. Tra
i maggiori musei al mondo gli Uffizi vantano un patrimonio
artistico ineguagliabile: sculture antiche, quadri,
dall’epoca medievale a quella moderna, arazzi, miniature,
stampe e disegni, il tutto in un contenitore architettonico
di assoluto prestigio. La collezione medicea si arricchisce
nel corso dei secoli di nuovi capolavori e di nuove sale.
Vorrei evitare in questa sede una inutile descrizione delle
opere, operazione che lascio volentieri alle numerose guide
stampate di facile reperimento; parlare del più antico
museo d’Europa non può ridursi ad essere mera schedatura
dei capolavori in esso contenuti.
La sua storia lo vede interprete e testimone delle vicende
della città negli ultimi quattro secoli. Ne fanno parte la
famiglia dei Medici ed il collezionismo che li
contraddistinse, i Lorena, gli architetti che lo hanno
costruito e che sono stati artefici dei suoi continui
rinnovamenti sempre così originali, ne fanno parte gli
artisti così unici ed irripetibili.
Proprio per l’importanza che questo museo rappresenta si
corre il rischio di mettersi in coda per ore prima di poter
entrare. Telefonando con buon anticipo (circa un mese) si
può evitare l’inconveniente prenotando la visita.
Gli Uffizi è uno dei primi musei destinati alla fruizione
pubblica, fino al XVII secolo le raccolte di opere erano
proprietà esclusiva dei principi e la possibilità di
visitarle era concessa solamente a pochi eletti, solo a
seguito di concessione dedicata.
Pagare il biglietto e ammirare i capolavori è una
possibilità recente. Il museo pubblico vede il suo nascere
dopo la rivoluzione francese quando venne data la
opportunità a tutti di potervi accedere
indiscriminatamente.
Nel 1765 la galleria degli Uffizi era visitabile su
richiesta seppur ad un ristretto numero di “amatori”; fino
al 1780 l’accesso era vietato “alla servitù ed alla gente
vile (…) ma anche alle persone distinte, senza prima averne
dato avviso al Direttore”.
Alla morte dell’ultima de’Medici, Anna Maria Ludovica, la
prestigiosa collezione medicea veniva affidata al duca di
Lorena, successore di suo fratello al governo della
Toscana. Il testamento del 1743 dispone che: “…tutti i
mobili, effetti, e rarità della successione del serenissimo
Granduca suo fratello, come gallerie, quadri, statue,
biblioteche, gioie ed altre cose preziose, siccome le
reliquie, i reliquiari e loro ornamenti della cappella dal
palazzo reale che la Signoria vostra si impegna a
conservare, a condizione espressa che di quello è per
ornamento dello Stato, per utilità del pubblico, e per
attirare la curiosità dei forestieri non ne sarà nulla
trasportato e levato fuori della capitale e dello Stato del
granducato”.
L’episodio è rilevante soprattutto se contestualizzato in
un periodo in cui intere collezioni abbandonavano per
sempre il nostro paese. Nel testamento vi sono tutti gli
elementi rappresentativi del lungo cammino culturale che ha
portato a considerare l’opera d’arte come patrimonio della
comunità e non del singolo.
Il testamento di Maria Ludovica stabilisce che l’intera
collezione medicea fosse inalienabile e che non potesse
essere allontanata in quanto patrimonio di Firenze.
La consapevolezza che la raccolta fosse di pubblica
proprietà, che fosse bene comune è frutto di una maturità
culturale, tale da considerare le volontà di Maria Ludovica
moderne ed attuali.
La raccolta degli Uffizi doveva altresì servire “per
attirare la curiosità dei forestieri”, le opere sono
patrimonio necessario sia per l’educazione dei cittadini,
dei forestieri, così come per la preparazione accademica
degli artisti.

Le opere
degli Uffizi sono le opere di Firenze, insieme formano un
binomio inseparabile.
I suoi capolavori sono parte di un sistema che unisce
colori, forme, architetture, paesaggio, carattere e storia.
Separare l’Annunciazione di Leonardo dalla collezione o
dalla città significa violare un’unità inscindibile
costituita da forme ed atmosfere uniche.
Gli Uffizi sono il museo di Firenze e non potrebbero
esserlo di nessun’altra città. Non ci sarebbe contesto
migliore nel quale inserire nessuna delle sue opere, ogni
elemento è fondamentale, “se la cupola del Brunelleschi
fosse differente, anche la Primavera del Botticelli lo
sarebbe”.
Il palazzo fu voluto da Cosimo I per accogliere gli uffici
delle tredici Magistrature fiorentine, gli uffici
amministrativi della Firenze repubblicana. Nel 1561
incarica il Vasari per la progettazione e la realizzazione.
La costruzione ad “U” è adiacente al palazzo della Signoria
e si affaccia sull’Arno dalla parte del lato corto.
Nel 1565, in occasione delle nozze di Francesco I e
Giovanna d’Austria, il Vasari costruisce il Corridoio
Vasariano, galleria aerea che collega gli Uffizi alla nuova
residenza medicea di Palazzo Pitti, ponte sopraelevato che
unisce la vecchia città medievale con la nuova città
dall’altra parte dell’Arno.
Il figlio di Cosimo, Francesco I, nel 1581 trasforma la
Galleria in un luogo ove “passeggiare, con pitture, statue
e altre cose di pregio” e, nel 1584 fa realizzare dal
Buontalenti la Tribuna “qui venivano esposte le più
straordinarie opere delle collezioni medicee esaltate dal
rosso velluto delle pareti”. La Tribuna è l’espressione più
alta del collezionismo mediceo, destinata ad esporre i
pezzi più prestigiosi in una cornice di incredibile sfarzo,
essa “può dunque interpretarsi come allegoria del potere
dei Medici. La gloria del Principe è rappresentata
circondata da simboli cosmologici, il suo potere fa parte
dell’ordine installato da Dio nel Mondo…”. La pianta
ottagonale ha una cupola ornata da conchiglie madreperlacee
incastonate su un fondo di lacca scarlatta. La calda luce
naturale avvolge la sala e si diffonde sui capolavori in
essa contenuti con il riflesso morbido delle pareti
rivestite di velluto rosso. Il primo ordine era costituito
da uno zoccolo ligneo, dipinto da Jacopo Ligozzi. L’intento
era quello di rappresentare con la Tribuna il cosmo e gli
elementi che lo costituiscono: l’aria, rappresentata con la
lanterna, l’acqua con le conchiglie, il fuoco, attraverso
il rosso colore delle pareti ed infine la terra ben
simboleggiata con i marmi che costituiscono il pavimento.
La Tribuna contiene le opere vanto della collezione di
Francesco I, i dipinti, i mobili e le sculture antiche. I
dipinti del Bronzino, quelli del Pontormo, la Dama col
“petrarchino” di Andrea del Sarto e lo splendido Angiolino
Musicante del Rosso Fiorentino; le meravigliose sculture in
marmo, lo scrigno con i cassetti decorati dal Giambologna
ed il tavolo in pietre dure.

Nel 1586
il Buontalenti, realizza il primo tratto orientale degli
Uffizi con il Teatro Mediceo.
Vicino alla Tribuna, la Loggia delle Carte geografiche,
sala ottenuta da un terrazzo, voluta dal granduca
Ferdinando nel 1589 e nelle quattro sale adiacenti, si
posiziona l’Armeria.
Nell’ala occidentale vengono collocati i laboratori per le
arti minori, la Fonderia e viene allestito il giardino
pensile sopra la Loggia dell’Orcagna.
Non sarebbe possibile camminare tra le opere senza farsi
trasportare dalla traboccante atmosfera che avvolge la
galleria; credo che, come scrisse Paolucci, Soprintendente
per il Polo Museale Fiorentino “gli Uffizi vanno consumati
per sezioni, oggi una sala, due al massimo, domani altre
sale ed altre ancora. Meglio dedicare la propria attenzione
ai luoghi di eccellenza, alle sale che ci permettono di
capire gli snodi fondamentali della storia artistica
italiana… la sala dei primitivi ove si avverte il passaggio
del nascere della lingua figurativa, la scoperta del vero e
la certezza della spazio misurabile…”. La sua idea è quella
di usufruire dello spazio per sezioni tematiche.
Non sarebbe possibile digerire tutto in una volta, negli
Uffizi c’è troppo di tutto sia per quantità che per
qualità; dopo qualche sala si rischia di rimanere storditi
e cadere nell’errore del neofita: credere che visitare un
museo si limiti alla sola esperienza della visione.
io@giacomobelloni.it
Indirizzo: Piazzale degli Uffizi, 50122 Firenze
Biglietto: intero 6,50 €
ridotto
3,25 €
Prenotazione:
Firenze musei, tel. 055.294883
costo prenotazione 3 €
http://www.polomuseale.firenze.it/uffizi/

