Madrid,
il Museo Reina Sofia e la Guernica.

Domenica
mattina, sosta a Madrid. Sveglia comoda per una giornata
che aspettavo da tempo. L’assolata mattina di ottobre ben
promette per il proseguo della giornata.
Alla reception dell’albergo prendo le informazioni
necessarie, un’occhiata veloce alla cartina della
metropolitana e via, parto con la macchina fotografica ed
uno zaino pieno di aspettative alla volta del Museo Reina
Sofia.
Il viaggio con la metro fino alla vecchia stazione di
Atocha è veloce e confortevole; tutte le volte che prendo
un mezzo pubblico all’estero vengo preso da una leggera
tristezza: confort, pulizia, efficienza, frequenza e cura
nulla hanno a che vedere con le nostre metropolitane e con
i nostri autobus sporchi e sovraffollati.
Dopo la tipica colazione spagnola a base di “cafè con leche
y churros” mi avvio verso l’ingresso del museo in piazza
Santa Isabel, subito dietro alla stazione.
La piazza si presenta subito accogliente, l’atmosfera
domenicale colora l’aria di sorrisi festosi.
Il palazzo che ospita il museo primeggia prepotentemente,
gli ascensori di “cristallo” danno alla facciata un
carattere immediatamente riconoscibile.
L’edificio che ospita il Centro di Arte Reina Sofia ha
origini tanto antiche quanto prestigiose; fin dalla seconda
metà del secolo XVIII la costruzione era destinata ad
ospitare l'antico Ospedale di Madrid.
Nel corso della sua lunga vita, la costruzione ha subito
varie vicissitudini, è stata modificata, ammodernata ed
ampliata. Ne era prevista addirittura la demolizione,
evitata grazie ad un apposito Decreto Regio che nel 1977 lo
dichiarava monumento storico.
Nel 1980 iniziano i lavori di restauro condotti dagli
architetti José Luis Iniguez de Onsoño ed Antonio Velasquez
de Castro, lavori necessari per la sua trasformazione in
edificio per le esposizioni.
Nel 1986 vengono inaugurate solo alcune aree adibite alle
mostre temporanee.
Nel 1988 grazie ad un apposito Decreto Regio il Museo
Español de Arte Contemporaneo (MEAC) diventa a tutti gli
effetti il museo di Madrid dedicato interamente
all’esposizione delle opere di arte moderna e contemporanea
ed ospita tutta la produzione artistica dall’inizio del
ventesimo secolo fino ai nostri giorni.
Il 10 settembre 1992
il re di
Spagna e la regina Sofia (il nome del museo è in suo onore)
inaugurano ufficialmente la Collezione Permanente.
La collezione si è costituita in tempi recenti ed è
composta sia dalle opere del preesistente Museo Español de
Arte Contemporaneo (MEAC) sia dai nuovi acquisti.
E’ un organismo autonomo che dipende dal Ministero della
Cultura.
E’ situato nell’area di Atocha,
vicino la omonima stazione dei treni ed è il vertice Sud
del Triángulo de Oro del Arte (ubicato lungo il
Paseo
del Prado e
comprende il Museo
del Prado e
il Museo
Thyssen-Bornemisza).
Il Reina Sofia è in grado di offrire una eccellente e ricca
collezione. L’opera più famosa è senza dubbio la
Guernica
di Pablo
Picasso della quale parleremo in seguito. Sono presenti
inoltre le opere di molti artisti tra i quali Salvador
Dalì, Juan
Gris,
Joan
Miró,
Antoni
Tàpies, Jean
Arp, Man Ray, Francis Bacon, Yves Klain, Lucio Fontana,
Jean Dubuffet, Donald Judd e molti altri.
Il museo possiede una biblioteca specializzata con più di
100.000 volumi, 3.500 nastri sonori e circa 1.000 vídeo.
Come evidenziato nella prima pagina delle varie
pubblicazioni che lo riguardano, il suo obiettivo basilare
è promuovere la conoscenza e la formazione del pubblico per
quanto concerne l’arte moderna e contemporanea.
Le sue funzioni più importanti sono: esibire la sua
collezione in condizioni adeguate per la fruizione, lo
studio e per garantirne la protezione, la conservazione ed
il restauro.
Organizzare manifestazioni ed esposizioni, anche temporanee
di arte moderna e contemporanea.
Per le mostre temporanee, oltre la sede centrale (Santa
Isabel, 52) il museo utilizza anche altre sedi, tra cui il
Palazzo di Velázquez (Palacio de Velázquez, Parque del
Retiro a Madrid) ed il Palazzo “de Cristal” (Palacio de
Cristal, Parque del Retiro a Madrid).

Molti
sono i capolavori ma la grande attrazione del museo senza
dubbio è la "Guernica", il celeberrimo dipinto di Pablo
Picasso. La sala che ospita il quadro è sempre gremita di
persone che si fermano a lungo a contemplare l’opera.
Il dipinto rappresenta il bombardamento aereo avvenuto la
sera del 26 aprile 1937 dell’omonima cittadina basca da
parte della aviazione militare tedesca durante la guerra
civile spagnola. Guernica è stata la prima città in
assoluto a subire un bombardamento aereo. Era una cittadina
tranquilla, al di fuori delle operazioni belliche cosicché
la furia distruttrice del bombardamento venne sentita
profondamente dall’opinione pubblica, soprattutto a causa
l’alto numero di vittime tra bambini e donne.
Due giorni dopo il bombardamento il Times, a firma George
Lowther Steer riporta: “Il lunedì a Guernica è giorno di
mercato per la gente delle campagne. Alle 16.30, quando la
piazza era affollata e molti contadini stavano ancora
arrivando, la campana diede l’allarme. Cinque minuti dopo
un bombardiere tedesco volteggiò sulla città a bassa quota,
quindi lanciò le bombe sulla stazione. Passati cinque
minuti comparve un secondo aeroplano che lasciò cadere il
suo carico di morte sul centro della città. Un quarto d’ora
più tardi tre Junker continuarono l’opera di demolizione e
il bombardamento si intensificò ed ebbe termine solo alle
19,45 con l’approssimarsi dell’oscurità. L’intera
cittadina…fu devastata e per un raggio di otto chilometri
vennero colpite anche le fattorie isolate. Nella notte esse
ardevano come candele accese sulle colline”.
L’opera è diventata immediatamente emblema e denuncia
contro la guerra
per la
sua capacità di trasmettere la brutalità, la disperazione e
la crudeltà dei bombardamenti. In quegli anni era in corso
la guerra civile spagnola attraverso la quale il generale
Franco cercava di sovvertire l’attuale potere monarchico.
Al momento del bombardamento Picasso era impegnato nella
realizzazione di un’opera che rappresentasse la Spagna
all’Esposizione Universale di Parigi del 1937; a seguito
del bombardamento di Guernica decise di rappresentarne
l’atrocità dell’episodio attraverso un’opera emblematica.
Picasso ha iniziato il suo lavoro pochi giorni dopo il
massacro e per la sua realizzazione ha impiegato circa due
mesi; sembra che il 4 di giugno la sua composizione fosse
terminata ma la fase di preparazione è stata lunga e
laboriosa, documentata dettagliatamente dalle fotografie
scattate da Dora Maar. Attraverso le fotografie ed i
numerosi disegni preparatori si può seguire il percorso
artistico e concettuale che ha portato l’artista alla
stesura finale.
Lo spazio è annullato, nessuna prospettiva, il cubismo
offre allo spettatore la simultaneità e la contemporaneità;
gli eventi si possano percepire in un’unica visione
drammatica ed intensa mentre la deformazione accentua la
verità delle cose.
Le figure si presentano su un unico piano e sono simboli
precisi: il toro, emblema della Spagna offesa dal male
fratricida; il braccio del guerriero caduto con la spada
spezzata che sancisce la fine della lealtà nel confronto.
Il cavallo allucinato, al centro del dipinto, animale
impazzito che sembra nitrire per la sofferenza e per la
paura; il lampadario con la lampadina accesa, simbolo della
semplicità e della quotidianità. Alla destra del dipinto la
madre disperata che porta il suo bambino esanime,
pendente
dalle sue braccia; a sinistra le altre donne: la prima con
le braccia tese al cielo morente tra le fiamme, l’altra in
fuga, protesa verso il centro della composizione mentre,
l’ultima donna, mostra il lungo braccio teso fuori della
finestra con in mano un lume a petrolio.
Tutti i personaggi raccontano la drammaticità
dell’avvenimento ed hanno i lineamenti deformati dalla
brutalità dell’episodio, sono figure con il volto segnato
dal terrore e dall’incomprensione. I loro gesti e le loro
azioni sono l’espressione di una rassegnata tensione, sono
i gesti forti di uomini e donne segnati dalla malvagità che
offende la dignità.
“Guernica da un lato reinterpreta l'Incendio di Borgo di
Raffaello, il Massacro degli Innocenti di Guido Reni ed il
Tres de Majo del Goya e dall'altro presenta in termini più
chiari e impressionanti le enigmatiche prodezze del
Minotauro”.
Caduto il governo repubblicano Picasso non permise che il
dipinto venisse esposto in Spagna sotto il
regime
franchista;
venne quindi ospitato per molti anni al Museo di
Arte Moderna di
New
York, e fece
ritorno in patria soltanto dopo la morte di
Franco.

Molto è
stato scritto sulla Guernica; è emblematico questo passo di
Herbert Read, scritto nel ’38, quando l’opera venne esposta
a Londra allo scopo di raccogliere fondi per i profughi
spagnoli: “è l’emblema della distruzione, grido di
indignazione e di orrore amplificato dal genio. Non solo
Guernica ma la Spagna, non solo la Spagna ma tutta l’Europa
sono rappresentate simbolicamente in questa allegoria.
Rappresenta il calvario moderno, l’agonia, le rovine
dell’ingenuità e della fede umana annientate dalle bombe.
E’un quadro religioso, dipinto con stile differente ma con
lo stesso impeto che aveva ispirato Grünewald e il Maestro
della Pietà di Avignone, Van Eyck e Bellini. I simboli di
Picasso sono simboli comuni, come i simboli di Omero,
Dante, Cervantes. Solo quando si è in grado di trasmettere
la passione più intensa, nasce un grande capolavoro e, una
volta nato vive per sempre”.
La sua attuale collocazione è stata al centro di forti
controversie. Durante gli anni
'70 i
diritti sul dipinto venivano rivendicati sia dagli Spagnoli
che dai nazionalisti baschi.
Per i primi l’opera era icona della resistenza e simbolo
della fine del regime.
I secondi sostenevano che il capolavoro dovesse essere
portato nei Paesi
Baschi ed
esposto nel nuovo Museo Guggenheim
di Bilbao.
La volontà di Picasso era che il suo lavoro fosse esposto
nel Museo
del Prado ma il
Reina Sofía, ospitando la collezione nazionale di arte
contemporanea, sembrò essere la sede più appropriata.
In un’intervista nel 1945 Picasso diceva: “Cosa credete che
sia un artista! Un imbecille che ha solo occhi se è
pittore, solo orecchie se è musicista e se poeta una lira a
tutti i piani del suo cuore? Al contrario è nello stesso
tempo un essere politico costantemente vigile davanti ai
laceranti, ardenti o dolci accadimenti del mondo,
modellandosi completamente alla loro immagine. Come sarebbe
possibile disinteressarsi degli altri uomini? E in virtù di
quale eburnea indifferenza ci si distaccherebbe da una vita
che gli stessi uomini donano così generosamente? No, la
pittura non è fatta per decorare gli appartamenti, è uno
strumento di guerra offensivo e difensivo contro il
nemico”.
Poche parole autobiografiche per descrivere in maniera
incisiva l’artista e la sua opera.
Museo Reina Sofia:
Santa Isabel, 52 28012 Madrid
Tel: (+34) 91 774 10 00 Fax: (+34) 91 774 10 56
http://www.museoreinasofia.mcu.es
io@giacomobelloni.it

