SIENA E LA PALA DELLA MAESTA’ DI DUCCIO.

Noi, cittadini del contemporaneo obbligati a soccombere a migliaia di immagini ogni giorno, siamo convinti che ciò che vediamo sia quello che esiste e che l’unica realtà presente si concretizza alla nostra percezione unicamente per mezzo degli occhi. Costretti nel mondo del visivo le certezze passano solo attraverso il nervo ottico.
E’ vero che tra i sensi, la vista è quello più convincente ma lo è unicamente in virtù del fatto che è il più facile.
Nell’era del “retinico” vedere vuol dire legittimare la realtà, vuol dire dare forma all’esistenza, vuol dire materializzare l’idea del mondo circostante.
L’arte si differenzia dagli altri linguaggi perché nell’opera è presente una dimensione sospesa, solo in parte visibile, una realtà altrimenti inspiegabile se si dovesse interpretarla solamente con ciò che appare. Vedere è solamente uno dei mezzi con il quale mettersi in contatto con le nostre profondità intangibili, il contatto è reso possibile solo attraverso la mediazione dall’arte in un percorso che parte inevitabilmente dalla nostra sensibilità.

PalaDellaMaestà

Se non vedo non credo” sembra essere il motto di oggi. La filosofia contemporanea, in buona parte, ha come obiettivo decostruire quanto appare all’occhio per riequilibrare il rapporto di forza tra i sensi e ridare una verità più completa, verità che passa attraverso un diverso legame con quanto ci circonda che prescinde da quanto appare.
Non è semplice quindi per noi che viviamo nel contemporaneo capire che cosa può aver significato per i Senesi il 9 giugno 1311 seguire in processione e vedere posizionata sull’altare Maggiore del Duomo di Siena la Pala della Maestà di Duccio di Buoninsegna.
A quei tempi i cittadini di Siena non avevano molte immagini da vedere; il loro mondo era costituito quasi unicamente dal palcoscenico del reale. Non c’erano, come oggi, televisioni accese nelle vetrine dei negozi, non c’erano autobus rivestiti di colorate serigrafie o invadenti cartelloni pubblicitari ai lati delle strade, palazzi ricoperti da poster giganti e non c’erano volantini lasciati in ogni angolo della città. A Siena le immagini non erano “cosa” di tutti i giorni; la vita non si lasciava trasportare facilmente su una tela e l’unica realtà era quella in movimento.
La propaganda politica ma soprattutto quella religiosa (la differenza non era molta), ha sempre utilizzato la vista come subliminale strumento di persuasione proprio perché quello che si vede rimane impresso divenendo inequivocabilmente l’unica verità.
Le immagini di promozione devono quindi essere suggestive sia nelle dimensioni che nei contenuti e, ancor meglio, se situate in punti strategici. Deve essere stato proprio questo l’intento di chi nel 1308 commissionò a Duccio di Buoninsegna la Pala d’altare per il Duomo di Siena, suscitare sorpresa e meraviglia, sicuro della sconvolgente forza d’impatto che la pala avrebbe avuto sull’immaginario dei fedeli. Il suo capolavoro infatti era una delle pochissime immagini che i Senesi potevano aver visto e che avrebbero avuto la possibilità di vedere; per la prima volta si materializzavano alla vista, divenendo realtà, le storie che facevano parte della struttura dell’uomo medievale per il quale la religione costituiva tutto l’universo possibile, avendo invaso capillarmente ogni risvolto della sua esistenza. Con la Pala di Duccio prendevano forma le storie della vita di Cristo, le scene dipinte divenivano le immagini interiori dei fedeli e la Madonna che si mostrava tanto luminosa nelle sue sembianze terrene, sarebbe divenuta il vero ritratto della Vergine nell’immaginario dello spettatore.
Duccio di Buoninsegna ci ha lasciato un’eredità di inestimabile valore e la Pala della Maestà è senza dubbio il suo capolavoro. Oggi si trova nel Museo dell’Opera ove si può ammirare comodante seduti nella grande sala attrezzata. La Pala è a doppia facciata; nella parte anteriore oltre la Vergine con il Bambino in trono ci sono i gruppi degli angeli e dei santi, a tergo i 26 scomparti (qualcuno purtroppo è andato perduto) riproducono le storie della Passione di Cristo.
Al museo dell’Opera è possibile vedere anche l’originale rosone, un tempo sulla facciata del Duomo e le statue del Pisano che ornavano l’esterno della chiesa, sostituite anch’esse con copie per preservarle dal trascorrere impietoso del tempo.
Tra le altre meraviglie che Siena ci offre possiamo visitare la Cripta che venne scoperta nel 1999 durante i lavori di recupero della chiesa in via dei Fusari. Gli storici dell’arte e gli archeologi si trovarono di fronte ad una scoperta di eccezionale valore storico artistico che avrebbe aggiunto nuovi importanti tasselli alla storia dell’arte della città: un stanza completamente dipinta risalente alla seconda metà del 1200, tamponata e riempita di detriti durante il 1300 e rimasta sepolta e nascosta per circa sette secoli. Essa in realtà non è una cripta vera e propria ma una sorta di foresteria, un vestibolo che serviva come ingresso alla cattedrale e che accoglieva i pellegrini di passaggio a Siena, in cammino sulla strada per Roma; in questo luogo si preparavano spiritualmente prima di accedere al Duomo, immersi in un’atmosfera spirituale creata dagli affreschi che ne decorano le pareti. Il luogo si trova tra il Duomo ed il sottostante Battistero; all’interno della Cripta si può vedere infatti la parte convessa dell’abside del Battistero.
Il Battistero: venne costruito tra il 1316 ed il 1325 da Camaino di Crescentino. La struttura si sviluppa sotto il coro del Duomo; la facciata, della seconda metà del XIV secolo, è caratterizzata da tre grandi portali strombati sormontati da una fila di archetti pensili su cui si estende una cornice sulla quale troviamo tre bifore. L’interno del Battistero è composto da tre navate a volte ogivali affrescate; al centro troviamo la fonte battesimale, straordinaria opera in marmo, bronzo e smalto realizzata tra il 1417 e il 1431 dai maggiori scultori del tempo quali Giovanni di Turino, Jacopo della Quercia, ma soprattutto Donatello, del quale spiccano la splendida formella
Testa del Battista presentata a Erode del 1427 e le statue raffiguranti la Speranza e la Fede e Lorenzo Ghiberti con la formella dedicata al Battesimo di Cristo.

Il Duomo di Siena, ove originariamente era stata posizionata la Pala della Maestà di Duccio, si trova dove sorgeva l’antico tempio romano dedicato a Minerva; dell’antico edificio oggi non vi è più traccia, ha lasciato spazio ad una nuova e più grande costruzione che venne consacrata nel 1179 per essere ingrandita successivamente nel XIII secolo.
La facciata, bipartita deve il suo ordine inferiore con i tre portali cuspidati a Giovanni Pisano, alla cui bottega sono attribuite anche le statue e gli animali che la decorano (sostituiti da copie alla fine dell’800, ora custoditi al Museo dell’Opera insieme alla vetrata del rosone).
Sul fianco sinistro della facciata si apre la porta del perdono nella cui lunetta si trova la copia della Madonna con Bambino e angeli di Donatello. Sulla destra si stende l’ampia navata incompiuta del Duomo nuovo con il Facciatone.
L’interno del Duomo è composto da tre navate divise da colonne gotiche a fasce bianco-verdi; il pavimento è completamente decorato ed è la parte più originale della Cattedrale. La sua decorazione è iniziata sin dal XIV secolo per concludersi solamente nell’800; i cartoni preparatori per le varie scene raffigurate furono eseguite da vari artisti tra cui il Pinturicchio, Domenico di Bartolo, Matteo di Giovanni, Francesco di Giorgio Martini ed il Beccafumi. Gran parte della pavimentazione rimane coperta e viene lasciata visibile una sola volta all’anno, a settembre per salvaguardarla dall’usura.
Gli altari secenteschi incorniciano grandi tele tra cui quelle di Mattia Preti e di Domenico Beccafumi.
Nel transetto destro, si apre la cappella della Madonna del Voto, realizzata su progetto del Bernini con le statue di Santa Maria Maddalena e San Girolamo; nel transetto sinistro di trova la cappella quattrocentesca che ospita il celeberrimo San Giovanni Battista bronzeo di Donatello.
Nella navata di sinistra si apre la biblioteca Piccolomini con la statua marmorea delle tre grazie mentre si notano maestose sulla parete della navata le quattro statue di Michelangelo giovane.

Altra tappa fondamentale è la Pinacoteca Nazionale, inaugurata nel 1932 nell’attuale sede dei Palazzi Brigidi e Buonsignori. Con l’accessibile cifra di quattro euro, si può visitare una delle più importanti raccolte di dipinti su tavola a fondo oro con centinaia tra tavole, dipinti, affreschi, sculture lignee e pale d’altare del Trecento e del Quattrocento di artisti tra i quali spiccano i nomi di Lorenzo di Pietro detto il Vecchietta, dei fratelli Lorenzetti, di Francesco di Giorgio Martini, di Michelino del Besozzo, di Sano di Pietro, di Simone Martini, di Lippo Menni, di Bartolo di Fredi e naturalmente di Duccio di Buoninsegna. Al terzo piano è possibile visitare la collezione Spannocchi, con le tele del quattrocento, del cinquecento e del seicento: lavori del Dürer, del Sodoma, una splendida natività di Lorenzo Lotto insieme a nature morte fiamminghe e ad una bellissima opera di Jacopo Palma il giovane.

Naturalmente una città come Siena non si esaurisce con le opere di cui abbiamo parlato; avremmo potuto scrivere e parlare abbondantemente della Fonte Gaia di Jacopo della Quercia, della meravigliosa piazza del Campo, del suo Palio o della Torre del Mangia, avremmo potuto descrivere il museo Diocesano di Arte Sacra nell’oratorio di San Bernardino, il Centro di Arte Contemporanea a Palazzo delle Papesse o tante altre splendide opere od istituzioni.
Siena d’altronde è una città ricchissima di capolavori che si lasciano facilmente ammirare. Un’organizzazione impeccabile rende accessibile a tutti, attraverso percorsi semplici, comprensibili ed economici il prezioso patrimonio della città. E’ possibile acquistare un biglietto cumulativo che per dieci euro permette di visitare il Museo dell’Opera, il Duomo, il Battistero e la Cripta con tanto di audioguida compresa. Raramente ci è capitata tanta disponibilità e gentilezza. Complimenti.