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Pollock e il rapporto con la gravità nell’interpretazione degli scritti di Rosalind Krauss

The Optical Unconscious, 1993

di Giacomo Belloni 5 min

Le tele di Pollock diventano pittura - cosi come tendiamo tradizionalmente a considerare questo tipo di medium - solo quando costrette, per mezzo di un gesto redentore, alla verticalità di una parete, alla pesantezza della gravità, attraverso un atto risolutivo che permette loro di passare dal caos all'ordine.

All'inizio tutto era a terra, era disordine, un mondo schiacciato, distrutto dal furore dell'uomo, calpestato, una Hiroshima vista dall'alto, masse inestricabili di capelli (Rosalind Krauss).

Poi, dopo una rotazione di appena 90° tutto è finalmente rientrato nell’accettabilità del consueto, a ciò a cui siamo abituati da una visione diretta, da uno sguardo ortogonale che ci torna naturale vista posizione eretta che abbiamo rispetto a un mondo che scorre davanti ai nostri occhi e alla nostra percezione.

La verticalità della parete è di per sé la promessa di una narrazione e, lo stare in piedi, rimanda a una sublimazione della visione, una purificazione.

Freud sosteneva che l'inizio dell'incivilimento è iniziato quando l'uomo si è alzato in piedi, quando ha posto a latere gli stimoli olfattivi e ha iniziato a considerare il partner nella totalità della sua figura, mettendo in secondo piano la visione frontale dei suoi genitali. Questo è il passaggio dal sessuale al visivo, quell’evoluzione che Freud chiamava sublimazione.

In Pollock la sublimazione avviene - secondo Micheal Fried - quando, intorno al 1949, abbandona completamente ogni forma di figurazione per creare un punto cieco della visione; il campo pittorico e la sua figurazione evolvono verso un rapporto che non è più spaziale, ma unicamente ottico.

Nel 1950 Pollock aveva il vento in poppa: la rivista “Life” scrive: Jackson Pollock. Is he the greatest living painter in the United Stated? Nello stesso anno Alfred Barr, direttore del Moma, acquista Number one, 1948, riservandogli uno spazio nel padiglione americano alla Biennale di Venezia.

Sempre nel 1950 Pollock crea una nuova serie di opere di grande formato e, Hans Namuth inizia le riprese di un film su di lui. Tutto ciò non senza difficoltà, per il fatto che l’artista aveva ricominciato a bere; in questo periodo, nei pochi momenti di libertà dall'alcol egli realizza solamente qualche disegno ad inchiostro su carta giapponese, su cui accenna qualche elemento di figurazione.

Poco dopo Pollock ritorna a Long Island e riprende questi disegni per le sue pitture in bianco e nero - quadri tanto criticati dallo stesso Greenberg che li considerava un rinnegamento - opere che espone in una mostra del '51, segnando di fatto, quasi una cesura con i dripping e facendo pensare di essere oramai un artista al tramonto.

Intorno al 1952 inizia per lui un periodo decisamente complesso, aveva perso la sua vena creativa - lost his stuff - fino a quando nel '56 muore in un incidente automobilistico. Da un punto di vista mediatico, il suo incidente divenne mito esattamente come quello di James Dean avvenuto l'anno precedente.

Naturalmente la fama di Jackson Pollock non avrebbe non potuto non attirare e influenzare Andy Warhol e la sua voglia di divenire più famoso della regina d'Inghilterra.

Nel 1961 metteva le tele a terra perché vi si potesse camminare sopra; nello stesso anno produsse i Piss Paintings.

Freud parlava di quella che è stata un'immane conquista della civiltà proprio quando l'uomo è riuscito a frenare il suo bisogno di spegnere il fuoco urinandoci sopra, desiderio nato nel confronto omosessuale che nasce dalla considerazione delle fiamme come estensioni falliche.

Proprio ispirandosi a Pollock Warhol esegue nel 1977 una serie chiamata Oxidation Paintings, anche se già prima, nel '62, aveva iniziato a produrre lavori sugli incidenti stradali, in omaggio proprio alle morti celebri.

Gli Oxidation Paintings rimandano ad una interpretazione omosessuale della tecnica del dripping.

Quindi, sulla stessa scia, espone a terra alla Stable Gallery, sempre nel '62, i suoi Dance Diagrams.

L'affermazione dell'individualità comincia attraverso una rivalità mimetica che si esplicita attraverso un desiderio metafisico triangolare dove, ogni desiderio proviene da quello che è già quello di qualcun altro. Figure che caratterizzano questa condizione sono tre un soggetto, un oggetto e un mediatore.
Il desiderio metafisico o mimetico di Pollock viene attribuito alla sua rivalità con il fratello Charles, con il quale frequentava a New York l'atelier di Siqueiros. Non appena divenne lui il preferito dal messicano divenne necessario trovare un altro mediatore.
Questa volta l’antagonismo si trasferisce su Picasso. La rivalità nei confronti dello spagnolo è testimoniata da Lee Krasner che attribuisce a Pollock frasi iraconde come: questo tipo ha già fatto tutto! Già dal 1938, anno successivo alla Guernica, Pollock inizia a emulare lo stile e il repertorio dello spagnolo, arrivando ad una sorta di automatismo liberato dal suo essere esteriorizzazione formale dell'inconscio, emancipando la pittura dal ruolo di dover materializzare una figurazione sopita. Pollock nel dripping lascia solamente intatto solamente lo scarabocchio, che poi ne costituirà l'essenza più vera. Ecco che, anche in questo caso, dopo quanto fatto con il fratello, vince anche la sua battaglia con Picasso.
Il dripping è la soluzione, è la risposta più concreta alle ricerche artistiche oramai sorpassate iniziate negli anni ’20 in Europa. Il dripping relativizzava finalmente gli artisti europei - fino a quel momento considerati dei miti - relegandoli a un passato remoto che lascia spazio a qualcosa di unicamente americano. Questo è il momento in cui Pollock mette da parte la figura che aveva utilizzato in She Wolf e in Stenographic Figure per lasciare spazio alla sola scrittura automatica, che diventa immagine, eseguita su campo orizzontale.

C'è da dire che le colature di colore, gli sgocciolamenti non comparvero quando Pollock scopre il dripping ma erano già presenti nei lavori che dipingeva nell'atelier di Siqueiros. A quel tempo però non ne aveva ancora intuito l'importanza, cosa che accadde solamente quando riuscirà a liberarsi completamente della figura.

Tra tutti gli espressionisti astratti Pollock è l'unico che ha avuto la capacità di portare in evidenza il processo per conservarlo nell'opera finita. L'esaltazione del processo esigeva una profonda rivisitazione del ruolo dei materiali e degli strumenti necessari all'esecuzione del lavoro.


Per Greenberg il dripping era prima di tutto una modalità per evitare il taglio, il modo per evitare che, dopo la stesura del primo segno, l'opera diventasse inevitabilmente illusoria.

Quando nel 1950 Namuth decide di girare il film su Pollock sa di dover rispettare la legge di gravità; per questo sostituisce la tela con una lastra di vetro trasparente in modo da filmare dal basso l'artista nell'atto del dipingere. Egli aveva in mente il film Visita a Picasso, girato nel 1949 e uscito nella primavera del 1950. Con il film l'opera di Pollock perde il suo rapporto con la gravità; sono immediatamente conseguenti i famosi quadri in bianco e nero, i quadri del recupero della figurazione, i quadri della fine. Le colature di colore visibili nell'opera Blue Poles sono la testimonianza che la tela era in posizione verticale durante l'esecuzione e i pali blu che furono dipinti al termine non fanno che dar ragione a questa verticalità.

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