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historia del arte1
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OLTRE GUERNICA (1946)
di Giacomo Belloni

Oltre Guernica è il manifesto artistico del realismo di pittori e scultori, stilato a Milano nel 1946 da un gruppo di artisti, Ajmone, Bergolli, Bonfante, Dova, Paganin, Peverelli, Tavernari, Testori, Vedova, Morlotti, in occasione dell'omonimo premio. Nel manifesto si danno per scontate le ragioni dell'impegno politico e si ribadisce la necessità di un legame stretto con la realtà e la scelta espressiva della figurazione.
Il manifesto è pubblicato su
Argine Numero e rivista Il 45 (manifesto del realismo) che uscirà solamente in tre numeri.
Fondamentale è la proposta di Cezanne considerato l'unico pittore moderno.
Birolli guarda al cubismo picassiano senza troppo preoccuparsi se queste scelte siano rispondenti alle esigenze del partito, per cui dal 1950 le sue immagini vireranno sempre più verso matrici tendenti all'astrattismo. Per lui la pittura è architettura di emozioni. Morlotti, Cassinari e Vedova da subito cercheranno un distacco formale dal neorealismo.

Roma, è il centro del potere politico, è il luogo dove si metteranno in piedi i veri meccanismi di controllo, in particolare, nel 1948, con il VI congresso del Partito Comunista si decreta che la pittura aveva il compito di affiancare la politica e di essere mezzo attivo di propaganda.
Il PCI ha un ruolo fondamentale attraverso il suo organo di informazione
l'Unità. Il partito organizzerà la prima manifestazione artistica romana, l'arte contro la barbarie (1944) ed il mensile Rinascita.
Il periodo è fervido, intenso e permeato dai tentativi dei partiti di invadere un campo considerato propagandistico, anche perché gli artisti - praticamente tutti - si considerano innovatori e l'innovazione sta in tutto ciò che è distacco dalle posizioni politiche precedenti. Molti tra loro si rifanno all'autorevolezza della figura di Guttuso, magari frequentando il suo studio di via Margutta, luogo fino a poco prima considerato borghese.
Palma Bucarelli apre e dirige la Galleria d'Arte Moderna di Roma dal 1942.
Alcuni giovani, tra cui Perilli, Dorazio e Vespignani scrivono sulla rivista Ariele.

Manifesto del realismo di pittori e scultori (Oltre Guernica)
Milano, febbraio 1946
Dipingere e scolpire è per noi atto di partecipazione alla totale realtà degli uomini, in un luogo e in un tempo determinato, realtà che è contemporaneità e che nel suo susseguirsi è storia.
Consideriamo pertanto esaurita la funzione positiva dell'individualismo e ne neghiamo gli aspetti, in cui si è corrotto (evasione, sensibilismo, intuizione).
La realtà esiste obiettivamente; di essa fa parte anche l'uomo.
In arte, la realtà non è il reale, non è la visibilità, ma la cosciente emozione del reale divenuta organismo. Mediante questo processo l'opera d'arte acquista la necessaria autonomia. Realismo non vuol dire quindi naturalismo o verismo o espressionismo, ma il reale concretizzato dell'uno, quando determina, partecipa, coincide ed equivale con il reale degli altri, quando diventa, insomma, misura comune rispetto alla realtà stessa.
Questa misura comune non sottintende una comune sottomissione a canoni prestabiliti, cioè una nuova accademia, ma l'elaborazione in comune di identiche premesse formali.
Queste premesse formali ci sono state fornite, in pittura, dal processo che da Cézanne va al fauvismo (ritrovamento dell'origine del colore) e al cubismo (ritrovamento dell'origine strutturale). I mezzi espressivi sono dunque: linea e piano, anziché modulato e modellato; ragioni del quadro e ritmo, anziché prospettiva e spazio prospettico; colore in sé, nelle sue leggi e nelle sue prerogative, anziché tono, ambiente, atmosfera.
La scultura non ha avuto un processo parallelo: chiusi con Michelangelo i cicli delle grandi civiltà, essa ha tuttavia continuato, estenuando i caratteri peculiari, fino all'impressionismo (Medardo Rosso) che segna l'estrema contraddizione con se stessa. Oggi affermiamo che i suoi mezzi espressivi sono: costruzione e architettura dei volumi nello spazio, costruzione e architettura che determinano il peso.
Affermiamo inoltre che il ruolo delle gallerie è esaurito, perché esse hanno ragioni puramente mercantili e costringono e legano l'arte in una ristretta determinata categoria. La realtà che noi dobbiamo esprimere interessa tutti gli uomini e chiede quindi di essere concretizzata con tutti i mezzi adeguati. Questi mezzi sono oggi, come erano ieri per le grandi civiltà egiziana, greca e medioevale, le pareti e i blocchi di pietra, o anche il semplice quadro e la semplice scultura, purché partecipi di un ampio organismo che rientri nella comune attività e nei comuni bisogni. Necessariamente la nuova realtà farà stabilire fra architetti, pittori e scultori quel piano d'intesa che ci permetterà di creare un equivalente figurativo, pari ai templi per i greci e alle cattedrali per i cristiani.


Giuseppe Ajmone, Rinaldo Bergolli, Egidio Bonfante, Gianni Dova, Ennio Morlotti, Giovanni Paganin, Cesare Peverelli, Vittorio Tavernari, Gianni Testori, Emilio Vedova.

io@giacomobelloni.com

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