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historia del arte1
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GLI ULTIMI NATURALISTI
di Giacomo Belloni

La vicenda degli ultimi naturalisti si può suddividere in due fasi distinte: una prima, quella che si sviluppa nel 1954 con il saggio di Arcangeli e che si conclude alla Biennale del 1956.
Nel mese di gennaio del 1954, a Bologna, si aprono i battenti della mostra di Ennio Morlotti che, prima di questo periodo aveva distratto le sue naturali propensioni di ricerca naturalistica per aver intrapreso un periodo di sperimentazioni di matrice picassiana, corrispondente ad un suo soggiorno a Parigi con l'amico Birolli, culminate nell’astrattismo
concreto del Gruppo degli Otto di Lionello Venturi. Un periodo durato fino al 1953, giudicato dallo stesso artista negativo e controproducente.
Il testo della mostra è di Francesco Arcangeli:
Morlotti non tollererà più di concepire sentimenti o forme in astratto: lemozione da sola non può reggere. Natura è sentirsi coinvolti, partecipi a unenorme vicenda.
La domanda rimane sempre la stessa, ovvero se Morlotti, così come anche gli altri
ultimi naturalisti, riproducendo comunque sensazioni riferibili ad un ambito preciso, quello naturalistico, possano essere inclusi nel novero dell'informale. Pasini spiega con grande chiarezza che l'Informale è sempre referenziale e che il punto di partenza per la costruzione dell'immagine finale rimane il mondo con le proprie forme ed i propri colori. Certo, alcuni artisti nella resa artistica o nel processo costruttivo tendono a rimanere più staccati da un presa esplicita dei riferimenti reali, anche se comunque si parla di una referenzialità ridotta ad un analogon e mai comunque completamente azzerata. Informale è quindi sempre il contrario di concrezione in quanto quest'ultima produce enti privi di matrice, forme plastiche autonome, autosuffìcienti, autoteliche (Pasini).
Nel caso degli ultimi naturalisti il processo poietico parte da un
avvicinamento che diviene talmente forte da far perdere la prospettiva a vantaggio della tattilità: non vi è natura in senso ottico, ma tattile [...] la physis è indagata nell'intimo (Pasini).
Non si può prescindere da valori come emozione, passione, felicità, tormento, riscontrabili nei lavori di Morlotti. La sua pittura, come quella di anche gli altri
ultimi naturalisti, Bendini, Moreni, Vacchi e Mandelli, conferma che l'Informale rimane sempre comunque referenziale, a differenza del Concretismo e dell'Astrattismo che tendono ad appassionarsi alla forma (o al colore) in quanto tale.
A novembre del '54, a Firenze, esce sul numero 59 di Paragone il saggio di Arcangeli "Gli ultimi naturalisti". E' un primo tentativo di chiamare a raccolta le fila di una poetica:
questi che mi piace riunire [...] non sono un gruppo; e alcuni si troveranno in questa compagnia senza averlo saputo prima [...] hanno alle spalle il postcubismo, il postfauvismo, l'astrattismo.
Ma che cosa significa per Arcangeli esattamente
ultimi naturalisti?
Natura è sentirsi coinvolti, partecipanti di un'enorme vicenda che include passione e sensi. Natura non nel senso ottocentesco, ma precategoriale, prefasica, natura è una cosa immensa che non vi dà tregua, perché la sentite vivere tramando fuori, entro di voi: strato profondo di passione e di sensi, felicità e tormento. La natura è partecipata intimamente: la sua proporzione sfugge, ora, alla misura intellettuale.
Il termine ultimo va inteso in senso temporale: gli ultimi naturalisti sono coloro che continuano la tradizione Padana, di stampo settentrionale, nello specifico lombardo-emiliano, la stessa tradizione che include Caravaggio e Crespi. Ultimo è inoltre inteso come ultima possibilità, ultima chance.
Al contrario della pretesa sconfinante dei coevi movimenti, non hanno alcuna ambizione a sconfinare anzi, vogliono mantenere un ambito localizzato.
Quella degli ultimi naturalisti è poetica della materia, in un certo senso contrapposta alla prevalente opzione segnica dello spazialismo e nuclearista.
Pompilio Mandelli crea un segno più instabile e magro, quasi schermografico, con scudisciate continue.
Sergio Vacchi, con le sue foreste di sapore cezanniano. Vasco Bendini, allievo di Guidi, è tra i pochi a non essere passato per un periodo picassiano: timbri epifanici, sindoni laiche, ambiguità materica - è una materia sul punto di sciogliersi, di evaporare. E ancora Mattia Moreni che, secondo Arcangeli, deve ancora dimostrare appieno la propria appartenenza agli stilemi concettuali del gruppo.
Insomma:
La poetica dell'Ultimo naturalismo si configura come la ricerca di un primordio, con inflessione empatica e irrazionale, nei confronti di una prima metà del secolo che ha invece cercato gli equilibri della forma (Pasini).
Forti del saggio di Arcangeli, gli Ultimi naturalisti si presentano compatti alla Biennale di Venezia del 1956, evento al quale partecipano anche alcuni americani: Pollock, De Kooning e Kline.
Il 1956 è comunque l'anno di chiusura della fase ultimo naturalista in quanto si dissolve in un evoluzione internazionale.

La seconda fase è quella che si esplicita dal 1957, anno di uscita del saggio su Paragone,
La situazione non improbabile, e che si conclude nel 1962.
Il saggio precedente ha attirato su Arcangeli molte critiche.
La situazione non improbabile è una sorta di difesa da chi lo attacca di voler ritornare all'Ottocento. Egli afferma comunque l'importanza dell'impressionismo, in particolar modo delle ninfee di Monet, nonchè di Pollock e di Wols mentre critica Tapié e la sua nozione di avventura. Fa ammenda sul giudizio critico avuto precedentemente nei confronti dei nucleari.
Risponde all'accusa di provincialismo, rivendicando l'importanza della Val Padana nelle genealogie e negli sviluppi dell'arte occidentale.
Ribadisce inoltre i nomi dei protagonisti - prendendo le distanze da Testori che vedeva Morlotti come unico protagonista del naturalismo - Morlotti, Mandelli, Moreni, Vacchi, Bendini, includendo, seppur con riserva, Peverelli.
Vira poi su Sergio Romiti, artista mai legato al naturalismo ma incline a dettami informali. Egli viene da una scansione post-cubista: tavoli, stirerie e macellerie. Lo considera come figura di successione di Morandi.
Bologna è epicentro per la nascita dell'informale sul crinale degli anni Cinquanta.
Il fenomeno forse più dirompente è Andrea Raccagni. Egli supera l'informale utilizzando gli strumenti dell'informale. Egli è addirittura proto-informale, come testimoniano alcune sue opere della metà degli anni 40. Dal '57produce i Liberi, opere che vanno oltre la pittura attraverso l'utilizzo di alghe, stracci, sassi, ferri. Sono opere che vanno oltre la bidimensionalità.
io@giacomobelloni.com


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