Testo pubblicato su:
historia del arte1

_________________________________________________________________

ASTRATTISMO CLASSICO FIORENTINO
di Giacomo Belloni

Tra gli espositori della mostra
Arte astratta in Italia e concreta c'è anche il gruppo dell'astrattismo classico fiorentino, con i suoi esponenti: Gualtiero Nativi, Vinicio Berti, Bruno Brunetti, Alvaro Monnini e Mario Nuti. Il loro cammino è parallelo a quello di Forma 1 a Roma e a quello del MAC a Milano, con questi movimenti mantennero sempre un dialogo ed una stretta condivisione.
Questi pittori sono convinti che l'arte non sia un fatto formale ma, la ricerca della forma primordiale sia fondamentale per una rifondazione per rifuggire dalla cultura convenzionale perché
c'è bisogno di un rinnovamento non di superficie. Il loro manifesto venne redatto nell'estate del 1950 dal filosofo Ermanno Migliorini: si invitano gli artisti a prendere coscienza della loro posizione nella società [...] a scendere tra gli uomini.
La prima vera mostra che li vede maturi nelle loro posizioni astrattiste è alla Galleria Vigna Nuova di Firenze, presentati appunto da Ermanno Migliorini che ripropone l'unione tra marxismo e formalismo professata già nel 1947 dai colleghi di Forma: L'astrattismo [...] si rivela ora nella pienezza della sua adesione alla vita degli uomini [...] Lavoro quindi per la collettività, ma anche lavoro collettivo, lavoro di bottega, mestiere.
Il rigorismo morale e politico che caratterizza il concretismo fiorentino [...] non soltanto discende direttamente dalla volontà di connessione realistica [...] ma trasferisce la polarità auspicata sul piano della rappresentazione semplificata ed elementarizzata, a quello della vera e propria costruzione come lavoro, lavoro artigiano e costruzione di forme oggettive ed utili, trasponibili e destinate ad un uso collettivo - appunto popolare.
(Crispolti)
Sono Berti e Nativi colori che nel gruppo sono alla ricerca di un punto di ripartenza.



Manifesto dell'astrattismo classico
Firenze 1950
...
L'artista interviene nella realtà, la sua parola rivolta agli uomini tende a modificare quella realtà: di questa sua parola, di questo suo intervento egli è responsabile.
Invitiamo gli artisti a prendere coscienza della loro posizione nella società. [...] Li invitiamo a lasciare gli studi, a scendere tra gli uomini vivi...
La logica conseguenza stilistica [...] è l'astrattismo classico. In esso si può cogliere la fine della volonta di distruzione dell'oggetto e l'inizio di un intervento attivo e costruttivo...
E su questo piano (politico) ci sarà oramai agevole affermare che tutto il movimento artistico che parte dall'Impressionismo ed arriva fino a Picasso si fonda, infatti, sulla persuasione che l'arte non sia rappresentazione ma fatto (Argan) e che è merito degli impressionisti l'aver polemicamente effettuato una frattura intervenendo sulla realtà [...] Il neorealismo non risolve il problema espressivo...
Per questo, fin dal 1947, ci siamo posti su un'altra strada con sicurezza. Esaurita l'esperienza distruttiva, dovevamo ricominciare da capo [...] nuove forme di un mondo nuovo.

io@giacomobelloni.com


__________________________________________________________________
NOTA BENE: ARCHIVIOARTE non ha alcun fine di lucro. Ogni proposta qui contenuta ha la sola finalità di promuovere la diffusione dell'arte in quanto considerata patrimonio di tutti e per tutti. Ogni iniziativa, ogni azione ed ogni pubblicazione è autoprodotta e diffusa unicamente per amor di cultura e per il convincimento che la sua condivisione ci possa rendere più ricchi spiritualmente e più liberi.
__________________________________________________________________
"È vero, principe, che una volta avete detto che il mondo sarà salvato dalla bellezza?" Dostoevski, L'Idiota
__________________________________________________________________