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Horst Bredekamp e la bildwissenshaft
di Giacomo Belloni

Quale è il rapporto tra la recente bildwissenshaft di ambito tedesco e la storia dell’arte? In che maniera la classica storiografia artistica si pone oggi difronte alla scienza dell’immagine?
Horst Bredekamp illustra alcuni momenti in cui la tradizione acquisisce nuove tecniche e, di conseguenza, nuove possibilità d'indagine culturale.

Il suo punto di partenza è la fotografia e, insieme a lei, le forme espressive più immediate, quelle contemporanee, quelle che sono decisamente meno accademiche della pittura. Le sue riflessioni aprono a una nuova storia dell’arte capace di riconoscere quanto l’immagine in generale, quella che permea la vita di tutti giorni, meriti di essere compresa in profondità, in modo da riuscire a scrivere una nuova storia, fondata proprio sulle immagini di oggi.
Bredekamp inizia con l’analizzare la parola bildwissenshaft; fa notare che lo stesso termine, così come il significato, non trovano riscontro nella lingua inglese; ciò a testimonianza che la scienza dell’immagine è materia esclusiva di scuola tedesca. In quest’ambito culturale la fotografia in primis, seguita da altre forme meno consuete, prende parte ad una storia delle immagini che ha da tempo ampliato i propri confini, i visual studies, appunto.
È proprio la fotografia che secondo Bredekamp apre a nuove opportunità. Essa avrebbe in parte sostituito alcune tecniche di rappresentazione, tra cui quelle incisorie, per la rappresentazione seriale del mondo. Jakob Burckhardt la considerava come un prezioso deposito di aurea per quella sua capacità di essere in grado di catturare il proprio tempo. Ancora una volta si ribadisce quanto la fotografia non si limiti ad essere una mera e sterile duplicazione di ciò che cattura.

La fotografia non è solo soggetto; essa diviene oggetto di studio al pari di altre forme espressive, tanto da essere raccolta in musei, non solamente nella sua versione prettamente artistica, ma nelle sue infinite possibilità di riprodurre la quotidianità .
Per suo merito i media visivi hanno ampliato le loro potenzialità; durante la prima guerra mondiale cartoline, film, manifesti e illustrazioni ci hanno lasciato un compendio impensabile solamente pochi anni prima.
Aby Warburg analizzò enormi quantità di materiale visivo, definendosi storico delle immagini piuttosto che storico dell'arte. Il suo modo di pensare, così come quello di operare gli faceva collezionare immagini di qualunque genere, anche quelle meno tradizionali, facendo associazioni, creando serie e cercando sopravvivenze (Nachleben); un approccio di metodo e di pensiero che sarà quello del suo Atlante nel tentativo di riformulare la storia per immagini, una Bildwissenshaft.
Il cinema si rivelò di fondamentale importanza tanto da dichiarare che il suo era un intravvedere cinematografico. Nessuno più di Panofsky fu maggiormente affascinato dal cinema; egli lo considerava l'unica forma artistica di rilievo della modernità. Egli paragonò ad esso ad ai suoi ritmi alcune opere di Rembrandt e del Dürer. Pubblicò Stile e mezzo del cinema, saggio in cui è evidente quanto negli Stati Uniti già a quel tempo la storia non è più concepita in maniera tradizionale, ma come Buildwissenshaft.
L'esperienza del Bauhaus, con la sua eterogeneità di tecniche e commistioni, costituì il punto di partenza per il MoMA e per la sua cineteca. Fu lo stesso Panofsky a volerne la costituzione.
Oggi risulta chiaro quanto la storia dell'arte intesa in maniera tradizionale ci trascini solamente in un vicolo cieco. La ricchezza del materiale a disposizione nonché una nuova mentalità devono aprire verso una Buildwissenshaft, una scienza dell'immagine che ci consenta di riprendere un bandolo e trascinarci verso una nuova archeologia.

io@giacomobelloni.com


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"È vero, principe, che una volta avete detto che il mondo sarà salvato dalla bellezza?" Dostoevski, L'Idiota

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