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James Elkins. The domain of images
di Giacomo Belloni

La maggior parte delle immagini esistenti sono quelle che non fanno propriamente parte del mondo dell'arte. Ce ne sono infatti di molto meno tradizionali, e sono quelle che provengono dalle culture non occidentali o quelle concepite al di fuori dell'arte; a queste si aggiungono quelle
informazionali (informational images). Secondo il concetto d'arte concepito nel Rinascimento a quest'ambito appartengono solo le immagini nobili, pensate per l'arte o per la religione.
James Elkins nel suo
The domain of Images del 1995 intende dare conto dell'importanza delle immagini non-artistiche, quelle che tradizionalmente vengono scartate o normalmente giudicate non necessarie. Propone quindi una nuova metodologia d'analisi che possa andare oltre i confini della consuetudine, in grado di includere come nelle proprie indagini tutte quelle immagini che sembrano essere meno convenzionali.
Quindi
le annotazioni, le tabelle, i grafici, i certificati, le mappe, gli alberi genealogici, i pittogrammi, gli ideogrammi, i francobolli e le monete, le immagini della cultura di massa, commerciali, popolari, l'arte definita "bassa", e così via. Molte tra queste sono quelle scientifiche, immagini che non vengono prese per dar conto del loro periodo storico, del tempo che hanno vissuto, ma solamente per le informazioni tecniche che contengono, anche se le immagini informazionali sono altrettanto espressive e possono fornire una serie di valenze altrettanto determinanti come quelle delle opere d'arte.
Va considerato, dice Elking, che il normale utilizzo delle metodologie proprie della storia dell'arte bene si presterebbe al loro studio.
L'analisi dell'intero
milieu consentirebbe una completezza che con il solo studio delle immagini artistiche o religiose mai si potrebbe raggiungere. Per far ciò bisogna estendere i confini ed uscire dalla tradizione e dai limiti delle discipline tradizionali per affacciarsi - finalmente - su qualcosa di nuovo, gli image studies. Prendere in considerazione anche tutto ciò che esula dell'ambito propriamente artistico vuol dire riformulare la storia secondo una storia delle immagini.

Elkins suddivide le immagini non-artistiche in due categorie: prima di tutto per come compaiono nell'ambito della storia dell'arte, la seconda per come vengono studiate al di fuori di questa, dalle altre discipline.
La storia dell'arte le ha utilizzate come fonti alternative senza però mai studiarle a fondo nella loro espressività.
Gli artisti al contrario hanno spesso guardato ad esse: nella seconda metà dell'Ottocento post-impressionisti come Seurat e Signac furono ne influenzati per la resa sulla tela delle macchie e dei solidi; quindi Redon e Kandinsky, Picasso e Duchamp. Sono moltissimi gli esempi che si potrebbero elencare, dall'arte
optical alla geometria frattale.
Va aggiunto che molte immagini
non-artistiche utilizzano le stesse convenzioni di quelle artistiche. Le illustrazioni mediche, tra queste, condividono modalità e significati anche se sono spesso lasciate a margine per il carico di sofferenza e dolore che si portano dietro.
È ancora la
computer-graphic dove la resa della luce richiama dipinti barocchi e rinascimentali, o le mappe terrestri e del cielo, le illustrazioni raccolte durante esplorazioni scientifiche, quelle utilizzate in botanica o in ambito zoologico.
Molte tra queste immagini si avvicinano alla storia dell'arte, utilizzandone le convenzioni e spesso le tecniche. La storia dell'arte ha influenzato chiunque legga o produca un immagine con strategie "estetiche" e scelte di rappresentazione. Un esempio potrebbe essere quello relativo a come gli astronomi lavorano le loro fotografie affinché riescano a renderne più comprensibili i significati, ripulendole ed adattandole alle stesse pratiche di rappresentazione utilizzate in ambito artistico, lavorando le informazioni scientifiche nella loro mera tecnicità, che altro non farebbero che disturbare la resa comunicativa, perché troppo differente dall'esteticità alla quale siamo abituati.
Ciò che succede per le immagini scientifiche è ugualmente condizionato dalle scelte artistiche; ecco quindi che scartarle vorrebbe dire perdere un patrimonio di informazioni determinante, a volte, insostituibile.
Questo per le immagini che rimangono nell'ambito della storia dell'arte. Per quanto riguarda invece la seconda categoria, quella delle immagini che fanno parte di altre branche, sta ora facendosi largo un nuovo ambito interdisciplinare di studi, che le riguarda da vicino. In questo ambito sono da sottolineare il loro uscire completamente dalle consuetudini e dalle metodologie della tradizionale storia dell'arte. Questa è la vera potenzialità suggerita da Elkins, ossia quella di iniziare a riscrivere la storia secondo le possibilità offerte da tutte le immagini e non solamente quelle artistiche.
Proprio a loro favore Elkins evidenzia cinque proprietà che le rendono a volte addirittura preferibili a quelle tradizionali per il carico di informazioni che portano con sé, senza comunque mai perdere di vista che, anche qui come per l'arte, le stesse vengono elaborate secondo convenzioni.
La prima riguarda la differenza tra gli schizzi e le immagini definitive che, nel caso di immagini informazionali è di gran lunga maggiore rispetto a quella tra disegni preparatori ed i corrispondenti dipinti, consentendo una maggiore affluenza di particolari eloquenti.
La seconda ci dice che le immagini scientifiche riescono a coesistere e a relazionarsi tra loro attraverso connessioni che le rendono fortemente comunicative; in arte ciò sarebbe impensabile. Inoltre, e questa è la terza qualità, riescono ad avere tra loro relazioni estremamente complesse in quanto meno circoscritte dalle ferme regole delle convenzioni artistiche.
Quarta: nelle immagini non artistiche è consentita la presenza del linguaggio, senza che questo venga considerato un'invasione inopportuna.
La quinta qualità riguarda l'irrappresentabile. Molti oggetti non esistono nel mondo reale e non possono quindi essere riprodotti se non nelle loro improbabili astrazioni o soggettivizzazioni. Ciò vale sia per l'arte che per lo scientifico, anche se nel secondo caso per mezzo di coinvolgimenti differenti e per l'utilizzo di sistemi che rispondono a convenzioni e regole differenti.

io@giacomobelloni.com


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"È vero, principe, che una volta avete detto che il mondo sarà salvato dalla bellezza?" Dostoevski, L'Idiota

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