Articolo pubblicato su l'Aperitivo Illustrato

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FIRENZE E IL SUO MUSEO. Una scelta consapevole.
di Giacomo Belloni

Nella moderna interpretazione del concetto di presenza, anche se nel comune immaginario l'esserci è prima di tutto una partecipazione fisica dello spazio, la frequentazione reale dei luoghi diviene una condizione desueta e faticosa. Siamo oramai viziati dalla comodità del mezzo televisivo e siamo troppo abituati a rimanere immobili per ore davanti allo schermo di un computer. Godiamo del mondo e delle sue meraviglie senza nemmeno doverci alzare dalla sedia; incredibilmente immobili anche se fortemente presenti.
L'iper-impegno mentale al quale le tecnologie ci sottopongono va a scapito di una inevitabile rilassatezza fisica che s’impadronisce delle nostre membra sempre più pigre. Il corpo diviene uno scomodo ostacolo a causa della sua condizione pesante ed inerte, un fastidioso impedimento per la libertà di movimento della mente contemporanea, rapida e leggera. Immobili e statici nello spazio reale navighiamo veloci col pensiero, dimenticandoci completamente della costrizione limitante che la fisicità impone. La nostra mente spazia libera ed incondizionata, ma soprattutto, vaga ondivaga e completamente disincorporata.

Ecco quindi che anche il museo, luogo fisico e reale, tende ad esistere solo come seconda opportunità, tende ad essere dimenticato e messo da parte a favore delle confortevoli possibilità virtuali che ci consentono di fruire appieno degli spazi dell'arte, senza che si debba fare alcuna fatica fisica.
Se proprio dobbiamo vincere l'apatia e mettere in movimento i muscoli, piuttosto che imbatterci nel museo, preferiamo presenziare ad eventi o a mostre alla moda, anche se molte di queste iniziative sembrano essere solamente il facile pretesto per altre finalità che poco hanno a che fare con le finalità dell’arte. Mentre queste ultime infatti, pubblicizzate fino alla noia non faticano a mostrarsi, il museo, per via di quella sua aurea aristocratica, viene spesso dimenticato.
Anche l’arte quindi, diviene parte di un sistema tecnologico-mediatico dal quale nulla sembra poter essere escluso; per farsi notare deve divenire moda, fenomeno di costume e, per esistere deve essere virtualizzata; per divenire reale ha bisogno di scendere a compromessi, deve mostrarsi ruffiana in tutte le sue possibilità. Il tangibile perde terreno mentre avanza il simulato e lo schermo è il nuovo palcoscenico per la sua sopravvivenza.
L’alternativa è una dimensione ibrida di semi-esistenza, limbo vegetativo in attesa di una nuova apparizione su un monitor qualsiasi.
In questo contesto ci si dimentica che invece è proprio il museo il luogo per eccellenza per la fruizione. La sua storia non si limita ad una esistenza limitata e solo velocemente consumata. Scegliere di visitare un museo è un’azione consapevole e forte.
I musei sono lì da sempre e da secoli ci offrono i capolavori delle città che li hanno voluti, difesi e delle quali sono il vero e proprio orgoglio. Sono la raccolta delle memorie, la testimonianza della civiltà, la selezione degli episodi di quotidianità, prima ancora che raccolta di capolavori artistici.
Il museo è una immensa conquista culturale; raccogliere e collezionare è un concetto recente. Musealizzare vuol dire preservare dall’alienazione, dalla dispersione, dalla confisca, dall’adattamento ad un uso differente; vuol dire conoscere l’importanza dell’opera d’arte come oggetto insostituibile per preservare la memoria della comunità nel tempo a venire.

Nel numero dell'Aperitivo dedicato a Firenze non potevamo non occuparci della galleria degli Uffizi. Tra i maggiori musei al mondo gli Uffizi vantano un patrimonio artistico ineguagliabile: sculture antiche, quadri - dall’epoca medievale a quella moderna, arazzi, miniature, stampe e disegni, il tutto inserito in un contenitore architettonico di assoluto prestigio.
Vorrei evitare una inutile descrizione delle opere, operazione che lascio volentieri alle numerose guide stampate di facile reperimento; parlare del più antico museo d’Europa non può ridursi ad una mera schedatura dei suoi capolavori.
La sua storia lo vede interprete e testimone delle vicende della città negli ultimi quattro secoli. Ne fanno parte la famiglia de’Medici e la loro passione per l’arte e il collezionismo, i Lorena, gli architetti che lo hanno costruito e che sono stati artefici dei suoi continui rinnovamenti sempre così originali, ne fanno parte gli artisti, così unici ed irripetibili.
Gli Uffizi è uno dei primi musei destinati alla fruizione pubblica. Fino al XVII secolo infatti, le raccolte delle opere d'arte erano proprietà esclusiva dei principi e la possibilità di visitarle era concessa a pochi eletti e solo a seguito di concessione dedicata. Pagare il biglietto e ammirare i capolavori è una possibilità recente.
Nel nostro paese, il museo pubblico vede il suo nascere solo dopo la rivoluzione francese, quando viene data l'opportunità a tutti di potervi accedere indiscriminatamente.
Nel 1765 la galleria degli Uffizi era visitabile solo su richiesta a un ristretto numero di amatori e, fino al 1780, l’accesso era vietato
alla servitù ed alla gente vile (…) ma anche alle persone distinte, senza prima averne dato avviso al Direttore.
Alla morte dell’ultima de’Medici, Anna Maria Ludovica, la prestigiosa collezione viene affidata al duca di Lorena, successore al governo della Toscana. Il testamento del 1743 dispone che:
tutti i mobili, effetti, e rarità della successione del serenissimo Granduca suo fratello, come gallerie, quadri, statue, biblioteche, gioie ed altre cose preziose come le reliquie, i reliquiari e loro ornamenti della cappella dal palazzo reale che la Signoria vostra si impegna a conservare, a condizione espressa che, di quello è per ornamento dello Stato, per utilità del pubblico, e per attirare la curiosità dei forestieri non ne sarà nulla trasportato e levato fuori della capitale e dello Stato del Granducato.
L’episodio è rilevante soprattutto se contestualizzato in un periodo in cui intere collezioni abbandonavano per sempre il nostro paese, spesso in cambio dei soldi che servivano per pagare i debiti di sovrani in decadimento. Nel testamento vi sono tutti gli elementi rappresentativi del lungo cammino culturale che ha portato a considerare l’opera d’arte come patrimonio dell’intera comunità, e non del singolo.
Il testamento di Maria Ludovica stabilisce che l’intera collezione medicea fosse inalienabile e che non potesse essere allontanata da Firenze, proprio perché patrimonio della città e dei suoi cittadini. La consapevolezza che la raccolta fosse di pubblica proprietà ed un bene comune, è il sintomo evidente di una maturità culturale unica.
La raccolta degli Uffizi doveva altresì servire
per attirare la curiosità dei forestieri (…) le opere sono patrimonio necessario per l’educazione dei cittadini, così come per la preparazione accademica degli artisti.
I capolavori degli Uffizi sono le opere di Firenze ed insieme formano un binomio inseparabile; sono parte di un sistema che unisce colori, forme, architetture, paesaggio, carattere e storia. Separare l’Annunciazione di Leonardo dalla collezione o dalla città significa violare un’unità inscindibile costituita da forme ed atmosfere uniche.
Gli Uffizi sono il museo di Firenze e non potrebbero esserlo di nessun’altra città. Non ci sarebbe contesto migliore nel quale inserire nessuna delle sue opere, ogni elemento è fondamentale,
se la cupola del Brunelleschi fosse differente, anche la Primavera del Botticelli lo sarebbe.

Il palazzo fu voluto da Cosimo I per accogliere gli uffici delle tredici Magistrature fiorentine, gli uffici amministrativi della Firenze repubblicana. Nel 1561 Cosimo incarica il Vasari per la progettazione e la sua realizzazione. La costruzione ad U è adiacente al palazzo della Signoria e si affaccia sull’Arno dalla parte del lato corto.
Nel 1565, in occasione delle nozze di Francesco I e Giovanna d’Austria, il Vasari costruisce il Corridoio Vasariano, galleria aerea che collega gli Uffizi alla nuova residenza medicea di Palazzo Pitti, ponte sopraelevato che unisce la vecchia città medievale con la nuova città dall’altra parte dell’Arno.
Il figlio di Cosimo, Francesco I, nel 1581 trasforma la Galleria in un luogo
ove poter passeggiare, con pitture, statue e altre cose di pregio e, nel 1584 fa realizzare dal Buontalenti la Tribuna - qui venivano esposte le più straordinarie opere delle collezioni medicee esaltate dal rosso velluto delle pareti. La Tribuna è l’espressione più alta del collezionismo mediceo, destinata a esporre i pezzi più prestigiosi in una cornice di incredibile sfarzo, essa può dunque interpretarsi come allegoria del potere dei de’Medici. La gloria del Principe è rappresentata circondata da simboli cosmologici, il suo potere fa parte dell’ordine installato da Dio nel Mondo. La pianta ottagonale ha una cupola ornata da conchiglie madreperlacee incastonate su un fondo di lacca scarlatta. La calda luce naturale avvolge la sala e si diffonde sui capolavori in essa contenuti con il riflesso morbido delle pareti rivestite di velluto rosso. Il primo ordine era costituito da uno zoccolo ligneo, dipinto da Jacopo Ligozzi. L’intento era quello di rappresentare con la Tribuna il cosmo e gli elementi che lo costituiscono: l’aria, rappresentata con la lanterna, l’acqua con le conchiglie, il fuoco, attraverso il rosso colore delle pareti ed infine la terra ben simboleggiata con i marmi che ne costituiscono il pavimento. La Tribuna contiene le opere vanto della collezione di Francesco I, i dipinti, i mobili e le sculture antiche. I dipinti del Bronzino, quelli del Pontormo, la Dama col petrarchino di Andrea del Sarto e lo splendido Angiolino Musicante del Rosso Fiorentino; le meravigliose sculture in marmo, lo scrigno con i cassetti decorati dal Giambologna ed il tavolo in pietre dure.
Nel 1586 il Buontalenti, realizza il primo tratto orientale degli Uffizi con il Teatro Mediceo.
Vicino alla Tribuna, la Loggia delle Carte geografiche, sala ottenuta da un terrazzo, voluta dal granduca Ferdinando nel 1589 e nelle quattro sale adiacenti, si posiziona l’Armeria.
Nell’ala occidentale vengono collocati i laboratori per le arti minori, la Fonderia e viene allestito il giardino pensile sopra la Loggia dell’Orcagna.

Non sarebbe possibile camminare tra le opere senza farsi trasportare dalla traboccante atmosfera che avvolge la galleria; credo che, come ha scritto Paolucci,
gli Uffizi vanno consumati per sezioni, oggi una sala, due al massimo, domani altre sale ed altre ancora. Meglio dedicare la propria attenzione ai luoghi di eccellenza, alle sale che ci permettono di capire gli snodi fondamentali della storia artistica italiana (…) la sala dei primitivi ove si avverte il passaggio del nascere della lingua figurativa, la scoperta del vero e la certezza dello spazio misurabile. La sua idea è quella di usufruire dello spazio per sezioni tematiche. Non è possibile digerire tutto in una volta, gli Uffizi sono un museo estremamente generoso, c’è tanto di tutto, sia per quantità che per qualità; dopo qualche sala si rischia di rimanere storditi e cadere nell’errore del neofita presuntuoso: credere che visitare un museo si limiti alla sola esperienza della visione.

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"È vero, principe, che una volta avete detto che il mondo sarà salvato dalla bellezza?" Dostoevski, L'Idiota
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