ALESSANDRO GIAMPAOLI: Aion
Giacomo Belloni: La danza perfetta tra uomo e natura
giampaoli sheda

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Alessandro Giampaoli: la danza perfetta tra uomo e natura
di Giacomo Belloni

Il principio d'avventura mi permette di fare esistere la Fotografia. [...] In questo deprimente deserto, tutt'a un tratto la tale foto mi avviene; essa mi anima e io la animo. Roland Barthes, La Chambre Claire, Note sur la photographie, 1980

Qualche giorno fa ero al BAG di Pesaro. Entro nella saletta per le riunioni e rimango immediatamente folgorato da un'opera appesa a parete. Per intendersi, non era l’unica, ma una tra le tante. Fotografie meravigliose di autorevoli autori e dipinti di varie dimensioni e differenti tecniche. Eppure quest’opera ha destato da subito la mia attenzione. Come avrebbe detto Barthes sono stato colpito, punto:
Il punctum di una fotografia è quella fatalità che, in essa, mi punge (ma anche mi fruisce, mi ghermisce).
L’opera in questione è un trittico di medie dimensioni, appeso immediatamente a destra della porta d'ingresso, dal titolo La stagione del silenzio. La scena, in evoluzione temporale su tre pannelli, da sinistra a destra, ritrae una foglia in caduta su un viso disteso, supino, rivolto al cielo, con gli occhi aperti che la osservano - dapprima sostenuta da una mano, poi lasciata cadere - sulla faccia di un uomo in attesa di una verità che sembra poter venire solamente dall’alto. Questo nelle prime due sezioni del trittico; nel terzo pannello, gli occhi finalmente si chiudono, ma solamente non appena la foglia si posa leggera sul viso disteso. La verità non ha più bisogno di essere cercata perché ha finalmente raggiunto il cuore del personaggio che la stava aspettando; e la verità, si sa, non può essere osservata per mezzo del solo sguardo, perché approda senza fermate intermedie direttamente nell'animo di chi è pronto a riceverla.
Formalmente l’opera si stacca dalla parete con carattere e determinazione e primeggia sulle altre per l'eleganza del bianco e per il morbido tratto calligrafico che ne sottolinea la figura con la giusta discrezione. La dominanza del monocromo poi, lascia spazio e rende evidente il soggetto facendogli assumere il ruolo indiscutibile del protagonista.

Non conoscevo questo splendido fotografo. Incuriosito sono andato a cercare notizie ed informazioni su di lui, ho provato a capirne la poetica ed i messaggi che vuole far passare attraverso i suoi lavori. Giampaoli fa qualcosa di inusuale ed allo stesso tempo di decisamente interessante, quasi fondamentale: lavora con le immagini in un ambito di confine, in una zona intermedia, al limite tra la fotografia e l'immagine pittorica. Dipinge con la fotografia, e lo fa con grande perizia e padronanza della tecnica.
Tutte le volte che si sperimenta e si propone qualcosa di nuovo e inusuale si entra in una zona accidentata, pericolosa; il rischio è quello di semplificare troppo il messaggio per permettere alla platea di cogliere l'intenzione con immediatezza; la paura dell'artista è che questa non sia ancora pronta a recepirne il messaggio con la giusta consapevolezza. Giampaoli però riesce con maestria a toccare le corde più profonde della sensibilità, donando alla percezione opere di grande impatto emotivo, caratterizzate da armonia e delicatezza, opere che non hanno mai bisogno di aggredire lo spettatore. Egli dipinge con la luce senza mai urlare e senza alcuna invadenza, comunica sempre con discrezione, quasi in maniera subliminale, le sue intenzioni artistiche. Le sue opere sono morbide elaborazioni di figure delicate che, come la sua arte, stentano a farsi conoscere, come per paura che la troppa evidenza possa portar via la serenità che hanno raggiunto nella loro posa.

Giampaoli elabora i propri lavori dopo attenta riflessione, dopo uno studio ponderato ed accurato effettuato su ogni singola immagine. La costruzione di questa diviene fondamentale, necessaria per dare contezza della sua volontà creatrice di lasciare un’impronta evidente dell’uomo come emblema, come icona laica di un volere supremo. Il corpo, sempre in armonia con la natura, diviene la traccia leggera della vita che si sviluppa in una simbiosi non prescindibile, non scardinabile. Egli, l'uomo, attraverso il corpo, è funzionario di un volere superiore che lo vuole nella sua doppia soggettività
Uomo-Natura.
Come segni leggeri d’inchiostro su un foglio bianco le figure di Giampaoli formano un vero e proprio lessico; come una scrittura in corsivo mettono in evidenza una consonanza ideale, quella tra l'uomo e qualcosa di immenso, quasi invisibile, incarnato è reso materiale per mezzo di rami, foglie, arbusti. Le sue fotografie sono metafore esplicite di qualcosa che lo vuole esecutore di un progetto molto più ampio di lui.
Una danza perfetta, un
pas de deux, in cui l’uomo si conforma alla natura per non dimenticare mai che egli altro non è che una sua emanazione e che in essa ritrova le sue origini ed ogni sua ragione d'esistenza. Egli è la manifestazione di una volontà suprema dalla quale non può fuggire e che lo vuole in profonda sintonia con la Grande Madre che lo ha generato e per la quale è funzionario inconsapevole di un progetto supremo. Nella danza l'uomo recita il proprio copione e trova sollievo in un mondo di finzione, di apparenza, di rappresentazione, un mondo che in realtà fonda le proprie determinazioni su altri è più complessi principi.
Giampaoli mette quindi l'accento sul rapporto tra uomo e natura, sulle loro connessioni più intime, come a voler dire che tutto ciò che si allontana da questa alternanza va fuori strada e che l'arte ha, tra l'altro, il compito di ridare valore ad una verità che, sempre meno, risulta chiara e scontata.

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"È vero, principe, che una volta avete detto che il mondo sarà salvato dalla bellezza?" Dostoevski, L'Idiota

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