Testo pubblicato su:
GIOVANNI MARINELLI: Il bianco e il nero
Giacomo Belloni: L’istante dell’attesa
marinelli
ISBN 978-88-908201-6-8
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Giovanni Marinelli: l'istante dell'attesa.
di Giacomo Belloni

C'è un momento, appena prima che qualsiasi storia raggiunga il suo culmine espressivo, in cui la naturale sequenza degli eventi rallenta fino al punto di fermarsi per rinchiudersi in una sorta di parentesi temporale. Una sospensione, in cui lo scorrere lineare del tempo si cristallizza e l'evoluzione narrativa si comprime fino alla sua massima tensione, per poi ripartire rapidamente e srotolarsi velocemente nella scena decisiva.
È questo il momento di cui si impadronisce Giovanni Marinelli, fotografo-artista che possiede quella straordinaria sensibilità del saper cogliere tutta la poesia dell'istante sospeso che precede l'inarrestabile accelerazione che si avrà subito dopo, quando il tempo riprenderà la sua corsa e scivolerà continuo nello svolgersi sequenziale e gerarchico degli accadimenti.
Egli conosce l'esatto momento in cui scattare, l'esatto istante per afferrare con l'obiettivo della sua macchina fotografica quell'immagine di un mondo in attesa, sempre in anticipo rispetto agli accadimenti.
Giovanni Marinelli fotografa il momento di quiete appena prima che la tempesta cominci, quando le nuvole nere e gonfie raggiungono la loro massima esasperazione, pronte a scaricare sul mare tutta la loro collera; fotografa quell'istante incerto in cui il sibilo del vento s'interrompe e noi rimaniamo con il respiro spezzato a metà e con l'allerta che pulsa impaziente nelle vene. Fotografa il silenzio dell'attesa, subito prima che il tuono squassante dia il via alla danza dionisiaca della natura quando, come una madre inflessibile, vuole rimarcare la propria genitorialità e rimettere ordine alla presunzione dell'uomo.
Egli non fotografa l'attimo sublime del tuono: sarebbe come confermare una scontatezza artistica fin troppo inflazionata. Non fotografa il lampo: sarebbe una banale riconferma dell'ovvietà della narrazione lineare. Marinelli riesce a fermarsi appena prima che la situazione deflagri: fotografa il silenzio del momento in cui si attende immobili ed inquieti che il rumore sordo frantumi il cielo; fotografa l'invisibilità dell'attimo di inconsistenza che vi è tra il suono e la luce, tra il tuono ed il fulmine; fotografa l'istante dell'attesa.
Egli ha sempre la giusta premonizione e la corretta sensibilità per cogliere con l'obiettivo quel momento in cui nulla è ancora successo, anche se vibra nell'aria tutta la tensione che fa presagire che qualcosa dimportante, da lì a poco, accadrà.
Le sue immagini lasciano lo spettatore in uno stato di sospensione inquietante; allungando e dilatando il tempo naturale fino a farlo precipitare completamente negli eventi, Marinelli fa capire da subito a chi rimane affascinato da un suo lavoro che non avrà più alcuna possibilità di abbandonare la scena, di esimersi, di girarsi dall'altra parte. Ferma lo scorrere del tempo, cristallizza la vita di fronte agli occhi degli spettatori inermi, lasciando loro lillusione di poter interagire con l'evento che si sta per materializzare. Davanti ad una sua fotografia si ha sempre la sensazione di poter intervenire per interrompere l'inesorabilità degli eventi. Si rimane però impotenti ed immobili, consci che, dopo l'istante dell'attesa, non appena il tempo riprenderà il suo normale fluire, accadrà qualcosa da cui non si potrà più tornare indietro.

Guardando una sua fotografia si diviene immediatamente partecipi e forzatamente tirati in ballo; da spettatori di passaggio si diventa attori attivi e presenti, anche se immobilizzati nell'impossibilità dell'azione e paralizzati in un silenzio esaltante. Tu sei lì, avverti la lenta evoluzione della storia e sai che prima o poi tutto si fermerà nell'istante dell'attesa per poi lasciar accadere qualcosa dimportante, qualcosa che sarà tanto veloce quanto fondamentale, e sarà ciò che definirà e denominerà l'evento vero e proprio. Per questo tutte le fotografie di Marinelli sono dei senza titolo, perché egli non fotografa mai la storia in sé o il suo avvenimento determinante, quello che la caratterizza, quello per cui sarebbe facile darle un nome, un titolo; egli ritrae il momento in cui l'evoluzione della storia, come in un volo parabolico si trova nel punto di massima altezza, quello in cui un corpo lanciato in aria si ferma alto nel cielo, si blocca per un'istante, per poi precipitare nel vuoto, in caduta libera nella sua ovvietà sequenziale.
È il momento in cui nulla è ancora definito, scontato, in cui l'unica certezza è che qualcosa sta per avere luogo. È il momento in cui si vorrebbe intervenire per evitare che gli eventi si sviluppino in racconto, che si concretizzino. Ma non si riesce, si rimane prigionieri ed inermi nella dimensione della fruizione dove, l'unica possibilità concessa, è quella di continuare con l'atto creativo iniziato dall'artista.
Se è vero ciò che diceva Duchamp ce sont les regardeurs qui font les tableaux, l'impotenza del fruitore nel non riuscire a fermare la storia e la sua evoluzione, diviene ora partecipazione reale e fattiva all'atto creativo, quello già iniziato dal fotografo.
Ci si cala allora nel ruolo comodo del voyeur e, da dietro la tenda si prova ad immaginare chi entrerà da quella porta, chi percorrerà quella strada, chi si affaccerà a quel balcone, chi aprirà quella finestra, chi si sdraierà su quel letto. Si scommette su ciò che potrebbe accadere subito dopo; e lo si fa artisticamente, trasponendo i propri umori sulla scena successiva, scena che vivrà unicamente delle proprie emozioni nel proprio immaginario, divenendo esclusiva, privata, intima.

Marinelli dipinge con la luce e, come un alchimista attento, la dosa con perizia tramite le aperture del suo obiettivo e i tempi d'esposizione, catturando quell'immagine - e solo quella - per imprigionarla all'interno della sua scatola magica. Poi, come un abile giocoliere, la elabora ancora per restituirla alla nostra sensibilità ma solamente dopo averla ripulita da qualsiasi impurità espressiva.
Sulla pellicola Marinelli ferma la vita ordinaria, sospende il tempo per farci entrare con discrezione in quel mondo parallelo riflesso sulla superficie fotografica per mezzo della sola luce.
I suoi colori sono il bianco e il nero che, miscelati insieme, creano un'infinità di sfumature e di contrasti, rendendoci partecipi di una dimensione al di fuori dello spazio e del tempo. Frammenti astratti dalla contingenza e resi eloquenti attraverso giochi di ombre, di riflessi e di luci, appositamente contrastati con l'abile utilizzo dei mezzi meccanici.
Solamente il bianco e il nero, null'altro che bianco e nero. Miscelati, mescolati, amalgamati, spremuti fino in fondo per lasciar emergere le infinite sfumature del grigio; perché divengano espressività distillata fino all'esasperazione più eloquente, perché rendano e restituiscano sulla fotografia, oltre che l'immagine del mondo, anche le sensazioni più profonde, come i colori non riusciranno e non potranno mai fare. L'essenzialità della percezione deve risolversi nella sintesi dell'immediatezza, perché nell'economia delle emozioni i colori diverrebbero elementi inquinanti e inopportuni per un'immagine che deve poter colpire con incisività il profondo dell'anima sensibile dello spettatore.
Questa è la fotografia di Giovanni Marinelli, fotografo come pochi, artista sofisticato e colto che riesce a fermare la realtà scattando appena un istante prima che la vita divenga normalità, quotidianità, catturando ciò che è già comunque nella nostra immaginazione. Marinelli tira fuori la creatività che è in ognuno di noi dandoci la possibilità di gioire dei risultati del processo artistico, facendoci credere premonitori di qualcosa che, in realtà, ci suggerisce con grande discrezione.

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"È vero, principe, che una volta avete detto che il mondo sarà salvato dalla bellezza?" Dostoevski, L'Idiota

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