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Terra Cotta, la Forma cruda della Materia
Forma: l'idea racchiusa nella memoria della terra.
di Giacomo Belloni


Forma pura impressa nella terra cruda, idea racchiusa nella terra cotta. Contenitore d'apparenza capace di offrirle un rifugio terreno con l'illusione che questo la preservi dalla sua evanescenza. Essenza eterea che prende consistenza tra le dita veloci di colui che la plasma, che la modella. L'impulso dell'artista è debordante ed incontrollato, estensore di una volontà creatrice incontenibile che rende corporea l'idea che ha bisogno di rendersi esplicita, in un'occasione unica per fuggire dallo spazio iperuranico delle ombre brumose.
L'idea scende quindi nella dimensione dell'esperienza divenendo corpo solido ed immodificabile, forma ancestrale e atemporale proiettata senza mediazione; l'assoluto desublimato nello spazio dell'apparenza tangibile. Amalgama che prende consistenza già nella volontà creatrice dell'artista ancor prima che nella terra cruda che ne costituirà il corpo materico, temporaneo contenitore di passaggio per la sua caduca esistenza.
Idea senza tempo che rimane sospesa fin quando non intercettata dall'impulso materializzante dell'artista, e da lui trasposta nella pesantezza dell'elemento terreno, caricata di gravità, fatta cadere giù, nel mondo della fruizione tattile e visiva, nella teatralità del reale, scaraventata senza troppe accortezze nel dinamismo irrefrenabile del tempo estetico.

Lo scultore ha la testa china, dimessa; i suoi occhi sono socchiusi mentre alza in alto il braccio, in una contorsione forzata, in una tensione quasi innaturale, inconscia e incontrollata. Afferra sicuro con la mano l'idea sospesa, in un solo istante, mentre vaga errabonda nella dimensione eterea. Idea tra le idee, confusa nell'indifferenziato. Se ne impadronisce e ne cattura avidamente il significato più vero, quello leggero e trasparente, impalpabile come un sospiro. Mentre la cala nel mondo, inizia a darle un corpo, una sostanza greve, la veste di consistenza. La forma è già nelle sue dita mentre la plasma, con l'automatismo di un gesto indipendente che non ubbidisce più ad alcun impulso razionale, pensato. Il senso originario che si materializza altro non è che l'idea stessa che s'incarna nella materia viva, pulsante e malleabile, quasi come se quest'ultima ne stesse conservando da tempo un ricordo profondo, nascosto nella memoria; stava aspettando solamente il momento giusto per ritrovare la sua forma terrena.
Essa scende giù per mostrarsi nel mondo e al mondo; e lo fa per mezzo dell'abilità dello scultore che ne rispetta l'origine, e per mezzo della memoria della materia che ritrova nella conformazione originaria la sua vera ragione d'esistenza.

L'argilla porta con sé, in bella evidenza sulla pelle dell'opera finita, tutti i segni del processo costitutivo, di produzione. L'intervento dell'artista non vuole più nascondere né mistificarne la manipolazione; l'azione deve lasciare impressa sulla superficie l'impronta di una temporalità reale, quella dell’esperienza, quella che non precede l'opera ma nasce con lei e perdura nel tempo della sua interazione con il fruitore.
Il significato poi, non proviene più solamente dall'interno, non è più un nocciolo eloquente che si espande verso l'esterno come un concetto profondo proiettato dalle viscere fin sulla sua epidermide. Non è possibile leggerlo perché rimane nascosto nell'opacità della superficie dell'opera, velata dalle scabrosità lasciate dal passaggio dell'artista.
Il senso si costruisce ora attraverso un rapporto esclusivo tra opera e spettatore, circoscritto negli istanti del loro incontro e nello spazio che li contiene. Nulla di pregresso, nessun a priori, nessuna intenzione precedente se non un continuo mutare del significato che evolve con il loro interagire. Come la complicità in un gioco di sguardi l'una influenza l'altro nella costruzione di una semantica complessa, mutevole, nella costruzione di un significato intimo, a cui nessun altro ha accesso. Il senso si produce attraverso una lettura maturata nel tempo - nell'esperienza appunto - in un gioco di privilegi e scambi che risvegliano contenuti personali tramutandoli in sensazioni vive e coinvolgenti.
L'opera è ora percorribile per unappropriazione rivelatrice di una dimensione percettiva complessa, fatta da uno spazio non più scindibile dal tempo, perché ogni organizzazione spaziale contiene un'asserzione implicita sulla natura dell'esperienza temporale (Krauss, 1981). Un tempo senza narrazione, senza continuità cronologica, senza sudditanza gerarchica distanti in sequenza, una successione fruitiva disordinata che lascia da parte ogni inutile racconto ma che fa trasparire il senso in sincrono con l'esperienza che se ne fa.

Il senso non precede l'esperienza ma sorge dall'esperienza stessa (Krauss, 1981).


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"È vero, principe, che una volta avete detto che il mondo sarà salvato dalla bellezza?" Dostoevski, L'Idiota

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