Pubblicato su monografia di mostra edita da


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I Touch di Stefano Calisti
di Giacomo Belloni

I Touch di Stefano Calisti sono opere da toccare, da maneggiare con cura, da vedere ad occhi socchiusi. Anche se non volessimo guardare, potremmo sentirne tra le dita le espressive asperità della materia, il sapore dei loro colori, la morbidezza delle forme, ne riusciremmo a percepire persino la trama ruvida della figurazione.
I Touch sono piccoli capolavori gettati direttamente nella realtà, pezzi d’arte che divengono parte stessa del mondo al quale appartengono, frammenti di fantasia da fruire nella loro pienezza oggettuale, in una commistione anomala, quasi perturbante. Sono gocce di poesia che si situano volutamente in una zona mezzana della percezione, tra la rappresentazione prospettica e la tridimensionalità dello stesso mondo che si vuole raffigurare.

Calisti sa che toccare è esigenza viscerale, atavica e originaria, un bisogno che prende forza da una pulsione erotica. I suoi Touch sono arte a portata di mano, da accarezzare con desiderio appagante in una nuova forma di appropriazione multisensoriale, non più solamente ad esclusivo dominio della visione. I Touch stimolano una metapercezione evanescente, quella dimensione percettiva alla quale è possibile accedere solamente per mezzo dell'interazione tattile confortata, solo in second’ordine, dalle informazioni fornite dall’occhio.
Il contatto con l’opera riesce ad abolire qualsiasi distanza, soprattutto concettuale, perché se non tocchiamo non completiamo il godimento iniziato con l'esperienza visiva.
Questi sono i Touch: frammenti di serenità introdotti nel reale, piccole frasi d’artista da chiudere nella loro scatola per paura che la poesia voli via, lontano, e si mescoli senza possibilità di ritorno con ciò che del mondo ci inquieta e ci disturba.


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"È vero, principe, che una volta avete detto che il mondo sarà salvato dalla bellezza?" Dostoevski, L'Idiota

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