Pubblicato su monografia di mostra edita da


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La sostenibile
leggerezza dell'essere.
di Giacomo Belloni

Parafrasando il celebre romanzo di Milan Kundera del 1982, "L'insostenibile leggerezza dell'essere", attraverso un leggero aggiustamento, una positivizzazione dell'aggettivo introduttivo, si ha un ribaltamento di paradigma, dove diviene possibile spiegare Stefano Calisti, sia per ciò che ne concerne l'opera che per quanto ne riguarda la vita. Il che non è poi molto differente.
Einmal ist Keinmal, quello che si verifica solamente una volta, al contrario del romanzo del 1982, Calisti lo rende ripetitivo e possibile. Il paradosso di Kundera viene disconosciuto dalle opere del pittore attraverso una positività invasiva e ben augurante. L'unicità che rende tutto irrilevante nella vita - Einmal ist Keinmal - diventa con Calisti ciclica, pur mantenendo l'importanza dell'unicità dei singoli eventi. Al contrario di quelle dei protagonisti del romanzo, le nostre scelte divengono ora possibili e determinanti per la costruzione di pensieri e comportamenti sempre nuovi ed adattivi a circostanze in continua evoluzione. Queste scelte non sono mai fini a se stesse, atti naturali e scontati come il mangiare, il dormire o il camminare, ma devono sempre far proprie la leggerezza e la spensieratezza. L'arbitrio è sempre risolutivo, non serve solamente per decidere se andare in una direzione piuttosto che in un'altra ma caratterizza nel profondo il nostro modo di pensare, la nostra filosofia inconscia. Le decisioni servono a stabilire da quale parte vogliamo stare, quale direzione mentale ed intellettuale vogliamo intraprendere ed il grado di consapevolezza che siamo in grado di sostenere.
Le possibilità sono sempre due: una semplice, dettata dalla scontatezza del peso sociale e culturale, spesso costretto da un'aura di scetticismo e di pessimismo; l'altra, quella
leggera e positiva, quella di Stefano Calisti, in grado di confinare ogni asperità in momenti circoscritti e superabili, di relativizzare l'intera vita ad un'esperienza che vale sempre la pena vivere, un'esperienza di cui gioire.
Solamente così possiamo spiegare le magiche atmosfere delle opere di Stefano Calisti, i suoi colori sempre felici e lieti, mai pesanti od opprimenti,
leggeri, come la sua filosofia di vita, una leggerezza sostenibile. Solamente così possiamo comprendere Nietzsche e la sua morte di Dio, che già alla fine dell'800 preconizzava le complessità del contemporaneo nella necessità di rendere dinamico ogni pensiero per superare qualsiasi staticità, rea di limitare il tutto in verità ontologiche insuperabili e limitanti.


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"È vero, principe, che una volta avete detto che il mondo sarà salvato dalla bellezza?" Dostoevski, L'Idiota

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