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Ariela, connessioni.
di Giacomo Belloni

CONNESSIONI. Mettere in collegamento, assemblare elementi divergenti in una rete pulsante di intenzioni comuni allo scopo di far interagire tra loro insiemi complessi di eterogeneità. Articolare relazioni, avvicinare singole unità apparentemente lontane, sia per distanza fisica che concettuale. Si è
in connessione quando si comunica, quando si è in grado di interagire attraverso sistemi strutturati con il fine ultimo di condividere informazioni.
LINGUAGGI. Ariela non è mai interessata all'utilizzo di una lingua specifica, ad un sistema preconfezionato di segni di senso
che, nell'utilizzo comune, estrinsecherebbero solamente significati codificati. La sua ricerca si spinge oltre la langue; preleva da questa solamente i sintagmi che stanno alla base della costruzione simbolica, ancor prima che si consolidino in sistema espressivo definitivo, in strutture. Ariela va oltre il lessico comune, eliminando da questo l'intero sistema dei legami posticci, confusi e devianti, tipici dei costrutti culturali di riferimento, per provare ad arrivare direttamente alla radice del fonema, laddove questo è ancora soltanto espressione istintiva del senso, ancor prima che si esteriorizzi, anche solo come suono.
Per far ciò non ne sacrifica la radice culturale, tantomeno la sua storicità perché considera questi due valori irrinunciabili e insostituibili per dare valore ed evidenza all'ambito che lo esprime. Lei li vuole comunque contestualizzare per riuscire a dare un punto di partenza utile alla lettura dell'opera e alla sua intenzione creativa.
Il lavoro di Ariela intende ripulire il segno da tutte le costruzioni non necessarie; nessun orpello, nessuna inutile decorazione, per cercare di risalire direttamente all'origine del concetto primario dell'espressione
, prelevandolo intenzionalmente dal suo contesto, lasciando però traccia della sua peculiarità. Ecco perché la sua opera aspira a essere il luogo dell'esperienza; un luogo da non contemplare mai nella sua apparente staticità ma da fruire nello scorrere di una temporalità che si srotola parallelamente alla visione che la percorre, luogo che ripropone le specificità e la ricchezza del contesto che ne produce il segno. Opera intesa come un signifiant capace di esteriorizzare il suo signifié, senza distinzione alcuna tra concetto puro e aspetto tangibile. Opera intesa come il luogo ove si costituisce il linguaggio, un work in progress dell'unico strumento capace di creare connessioni, presupposto di base per la comunicazione tra le parti, tra le singole unità, e sempre nella consapevolezza di mantenersi autonoma e indipendente, e mai completa se separata dall'intero sistema interrelazionale.
Comunico quindi esisto, e con me l'intera collettività alla quale appartengo, collegata in una rete collettiva per merito di un incessante scambio d’informazioni, sinapsi che, sempre più articolate si conformano alla molteplicità ed alla varietà dei singoli elementi. Perché comunicare vuol dire costruire legami - anche temporanei - in grado di sostenere l'intero sistema di connessioni, forte della diversità dei singoli componenti, fondata sul valore della differenza. Lessemi uniti tra loro con l'intento di elaborare nuovi, inattesi e inesplorati valori, sacrificati nell'individualità ma con il proposito di trovare nuove forme e nuovi paradigmi comuni. Singoli elementi che si influenzano l'un l'altro, reciprocamente, ora in un modo ora in un altro, come in una catena ramificata, come in una rete neuronale che si autodefinisce in un'essenza plastica in repentina evoluzione, che esiste nell'unità del tempo e dello spazio.
Frasi, parole, immagini, strutture che si intersecano quasi casualmente, in una sorta di
cadavre exquis, per autoassemblarsi in completa autonomia così da lasciar emergere sorprendenti forme che si modificano ogni volta che si gira pagina, conservando del foglio precedente solamente un ricordo leggero ma determinante per lasciar traccia della singolarità e per ricordare che la forma definitiva è il risultato di un lavoro comune, interagente, in connessione perenne, e mai dell'azione di un singolo elemento.

Le parole che meglio declinano le
connessioni di Ariela sono comunità e comunicazione. La postmodernità pretende messaggi chiari, scremati dall'inutilità di un decorativo banale, messaggi capaci di arrivare all'istante a destinazione di chi li riceve. Ciò è possibile solamente attraverso l'utilizzo di un linguaggio universale in grado di recepire queste connessioni. Se il modernismo nell'arte si basa sui concetti di autoreferenzialità e autoriflessività, le opere di Ariela tendono ad essere postmoderne grazie a quel suo incessante sperimentare uno sconfinamento culturale, con l'intento di uscire dalla chiusura del sistema isolato. Comunicare, connettere, vuol dire per lei trovare una radice unica, un comune denominatore, per divenire più forti nella consapevolezza che la complementarietà rafforzi la collettività, ed in arte possa esprimere la forma finale, definitiva.

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"È vero, principe, che una volta avete detto che il mondo sarà salvato dalla bellezza?" Dostoevski, L'Idiota
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