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MADRID. Il Museo Reina Sofia e la Guernica
di
Giacomo Belloni


Domenica mattina a Madrid. Sveglia comoda per un’esperienza che attendevo da molto tempo. L’assolata mattina di ottobre ben promette per il proseguo della giornata.
Alla reception dell’albergo prendo le informazioni necessarie, un’occhiata veloce alla cartina della metropolitana e via, parto con la macchina fotografica e uno zaino pieno di aspettative, alla volta del Museo Reina Sofia.
Il viaggio con la metropolitana madrilena fino alla vecchia stazione di Atocha è veloce e confortevole - tutte le volte che prendo un mezzo pubblico all’estero vengo preso da una leggera tristezza: confort, pulizia, efficienza, frequenza e cura nulla hanno a che vedere con le nostre metropolitane e con i nostri autobus sporchi e sovraffollati.

Dopo la tipica colazione spagnola a base di cafè con leche y churros, oltretutto in uno dei bar storici di Madrid, mi avvio verso l’ingresso del museo in piazza Santa Isabel, subito dietro alla stazione.
La piazza si presenta subito accogliente e l’atmosfera domenicale colora l’aria di festosa ilarità.
Il palazzo che ospita il museo primeggia prepotentemente, gli ascensori di “cristallo” danno alla facciata un carattere immediatamente riconoscibile.
L’edificio che ospita il Centro di Arte Reina Sofia ha origini tanto antiche quanto prestigiose; fin dalla seconda metà del XVIII secolo la costruzione era destinata ad ospitare l'antico Ospedale di Madrid.
Nel corso della sua lunga vita, la costruzione ha subito varie vicissitudini, è stata modificata, rimodernata e ampliata. Ne era prevista addirittura la demolizione, evitata grazie ad un apposito Decreto Regio che nel 1977 lo ha dichiarato monumento storico. Nel 1980 iniziano i lavori di restauro condotti dagli architetti José Luis Iniguez de Onsoño ed Antonio Velasquez de Castro, opere necessarie per la sua trasformazione in edificio atto alle esposizioni.
Nel 1986 vengono inaugurate solo alcune aree adibite alle mostre temporanee. Nel 1988 grazie ad un apposito Decreto Regio il Museo Español de Arte Contemporaneo (MEAC) diventa a tutti gli effetti il museo di Madrid dedicato interamente all’esposizione delle opere di arte moderna e contemporanea ed ospita tutta la produzione artistica dall’inizio del ventesimo secolo fino ai nostri giorni.
Il 10 settembre 1992 il re di Spagna e la regina Sofia (il nome del museo è in suo onore) inaugurano ufficialmente la Collezione Permanente.
La raccolta si è costituita in tempi recenti ed è composta sia dalle opere del preesistente Museo Español de Arte Contemporaneo (MEAC) che dale nuove acquisizioni.
E’ un organismo autonomo che dipende dal Ministero della Cultura.
E’ situato nell’area di Atocha, vicino la omonima stazione dei treni ed è il vertice sud del Triángulo de Oro del Arte (ubicato lungo il Paseo del Prado e comprende il Museo del Prado e il Museo Thyssen-Bornemisza).

Il Reina Sofia è in grado di offrire una eccellente e ricca collezione. L’opera più famosa è senza dubbio la Guernica di Pablo Picasso, capolavoro del quale parleremo in seguito. Sono inoltre presenti le opere di molti artisti tra i quali Salvador Dalì, Juan Gris, Joan Miró, Antoni Tàpies, Jean Arp, Man Ray, Francis Bacon, Yves Klain, Lucio Fontana, Jean Dubuffet, Donald Judd.
Il museo possiede una biblioteca specializzata con più di 100.000 volumi, 3.500 nastri sonori e circa 1.000 video.
Come rimarcato in tutte le introduzioni delle innumerevoli pubblicazioni che lo riguardano, il suo obiettivo è quello promuovere la conoscenza e la formazione del pubblico nell’ambito dell’arte moderna e contemporanea.
Da statuto, le aspirazioni del museo sono ambiziose: in primis esibire la collezione in maniera che la sua fruizione divenga piacevole; quindi offrire la possibilità a chiunque di aggiornarsi e di studiare perché, solo attraverso lo studio venga garantita la protezione della struttura culturale cosi come delle opere in essa contenute, e per ultimo la conservazione ed il restauro.
Organizzare manifestazioni ed esposizioni, anche temporanee di arte moderna e contemporanea.
Per le mostre temporanee, oltre la sede centrale (Santa Isabel, 52) il museo utilizza anche altre sedi, tra cui il Palazzo di Velázquez (Palacio de Velázquez, Parque del Retiro a Madrid) ed il Palazzo “de Cristal” (Palacio de Cristal, Parque del Retiro a Madrid).

Molti sono i capolavori ma la grande attrazione del museo senza dubbio è la Guernica, il celeberrimo dipinto di Pablo Picasso. La sala che ospita il quadro è sempre gremita di persone che si fermano a lungo a contemplare l’opera.
Il dipinto rappresenta il bombardamento aereo avvenuto la sera del 26 aprile 1937 dell’omonima cittadina basca da parte della aviazione militare tedesca, durante la guerra civile spagnola. Guernica è stata la prima città in assoluto a subire un bombardamento aereo. Era una cittadina tranquilla, al di fuori delle operazioni belliche cosicché la furia distruttrice del bombardamento venne sentita profondamente dall’opinione pubblica, soprattutto a causa l’alto numero di vittime tra bambini e donne.
Due giorni dopo il bombardamento il Times, a firma George Lowther Steer riporta:
Il lunedì a Guernica è giorno di mercato per la gente delle campagne. Alle 16.30, quando la piazza era affollata e molti contadini stavano ancora arrivando, la campana diede l’allarme. Cinque minuti dopo un bombardiere tedesco volteggiò sulla città a bassa quota, quindi lanciò le bombe sulla stazione. Passati cinque minuti comparve un secondo aeroplano che lasciò cadere il suo carico di morte sul centro della città. Un quarto d’ora più tardi tre Junker continuarono l’opera di demolizione e il bombardamento si intensificò ed ebbe termine solo alle 19,45 con l’approssimarsi dell’oscurità. L’intera cittadina…fu devastata e per un raggio di otto chilometri vennero colpite anche le fattorie isolate. Nella notte esse ardevano come candele accese sulle colline.
L’opera è diventata immediatamente emblema e denuncia contro la guerra per la sua capacità di trasmettere la brutalità, la disperazione e la crudeltà dei bombardamenti. In quegli anni era in corso la guerra civile spagnola attraverso la quale il generale Franco cercava di sovvertire l’attuale potere monarchico.
Al momento del bombardamento Picasso era impegnato nella realizzazione di un’opera che rappresentasse la Spagna all’Esposizione Universale di Parigi del 1937; a seguito del bombardamento di Guernica decise di rappresentarne l’atrocità dell’episodio attraverso un’opera emblematica.
Picasso ha iniziato il suo lavoro pochi giorni dopo il massacro e per la sua realizzazione ha impiegato circa due mesi; sembra che il 4 di giugno la sua composizione fosse terminata ma la fase di preparazione è stata lunga e laboriosa, documentata dettagliatamente dalle fotografie scattate da Dora Maar. Attraverso le fotografie ed i numerosi disegni preparatori si può seguire il percorso artistico e concettuale che ha portato l’artista alla stesura finale.
Lo spazio è annullato, nessuna prospettiva, il cubismo offre allo spettatore la simultaneità e la contemporaneità; gli eventi si possano percepire in un’unica visione drammatica ed intensa mentre la deformazione accentua la verità delle cose.
Le figure si presentano su un unico piano e sono simboli precisi: il toro, emblema della Spagna offesa dal male fratricida; il braccio del guerriero caduto con la spada spezzata che sancisce la fine della lealtà nel confronto. Il cavallo allucinato, al centro del dipinto, animale impazzito che sembra nitrire per la sofferenza e per la paura; il lampadario con la lampadina accesa, simbolo della semplicità e della quotidianità. Alla destra del dipinto la madre disperata che porta il suo bambino esanime,
pendente dalle sue braccia; a sinistra le altre donne: la prima con le braccia tese al cielo morente tra le fiamme, l’altra in fuga, protesa verso il centro della composizione mentre, l’ultima donna, mostra il lungo braccio teso fuori della finestra con in mano un lume a petrolio.
Tutti i personaggi raccontano la drammaticità dell’avvenimento ed hanno i lineamenti deformati dalla brutalità dell’episodio, sono figure con il volto segnato dal terrore e dall’incomprensione. I loro gesti e le loro azioni sono l’espressione di una rassegnata tensione, sono i gesti forti di uomini e donne segnati dalla malvagità che offende la dignità.
Guernica da un lato reinterpreta l'Incendio di Borgo di Raffaello, il Massacro degli Innocenti di Guido Reni ed il Tres de Majo del Goya e dall'altro presenta in termini più chiari e impressionanti le enigmatiche prodezze del Minotauro.
Caduto il governo repubblicano Picasso non permise che il dipinto venisse esposto in Spagna sotto il regime franchista; venne quindi ospitato per molti anni al Museo di Arte Moderna di New York, e fece ritorno in patria soltanto dopo la morte di Franco.

Molto è stato scritto sulla Guernica; è emblematico questo passo di Herbert Read, scritto nel ’38, quando l’opera venne esposta a Londra allo scopo di raccogliere fondi per i profughi spagnoli: è l’emblema della distruzione, grido di indignazione e di orrore amplificato dal genio. Non solo Guernica ma la Spagna, non solo la Spagna ma tutta l’Europa sono rappresentate simbolicamente in questa allegoria. Rappresenta il calvario moderno, l’agonia, le rovine dell’ingenuità e della fede umana annientate dalle bombe. E’un quadro religioso, dipinto con stile differente ma con lo stesso impeto che aveva ispirato Grünewald e il Maestro della Pietà di Avignone, Van Eyck e Bellini. I simboli di Picasso sono simboli comuni, come i simboli di Omero, Dante, Cervantes. Solo quando si è in grado di trasmettere la passione più intensa, nasce un grande capolavoro e, una volta nato vive per sempre.
La sua attuale collocazione è stata al centro di forti controversie. Durante gli anni '70 i diritti sul dipinto venivano rivendicati sia dagli Spagnoli che dai nazionalisti baschi.
Per i primi l’opera era icona della resistenza e simbolo della fine del regime.
I secondi sostenevano che il capolavoro dovesse essere portato nei Paesi Baschi ed esposto nel nuovo Museo Guggenheim di Bilbao.
La volontà di Picasso era che il suo lavoro fosse esposto nel Museo del Prado ma il Reina Sofía, ospitando la collezione nazionale di arte contemporanea, sembrò essere la sede più appropriata.
In un’intervista nel 1945 Picasso diceva: Cosa credete che sia un artista! Un imbecille che ha solo occhi se è pittore, solo orecchie se è musicista e se poeta una lira a tutti i piani del suo cuore? Al contrario è nello stesso tempo un essere politico costantemente vigile davanti ai laceranti, ardenti o dolci accadimenti del mondo, modellandosi completamente alla loro immagine. Come sarebbe possibile disinteressarsi degli altri uomini? E in virtù di quale eburnea indifferenza ci si distaccherebbe da una vita che gli stessi uomini donano così generosamente? No, la pittura non è fatta per decorare gli appartamenti, è uno strumento di guerra offensivo e difensivo contro il nemico.
Poche parole autobiografiche per descrivere in maniera incisiva l’artista e la sua opera.

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