“Se
prendiamo la parola “simbolismo” nel suo senso più lato, -
vediamo che abbraccia quasi tutta l’evoluzione della
civiltà.
Cos’è infatti l’evoluzione se non una serie senza fine di
sostituzioni evoluzionarie, il sostituirsi incessante di
un’idea, un interesse, un’abilità, una tendenza con
un’altra o con un altro?
Se consideriamo dal punto di vista genetico il progresso
della mente umana, vediamo che esso non consiste – come
comunemente si crede – semplicemente in un accumularsi di
sovrapposizioni esterne, ma nei due processi seguenti:
da una parte abbiamo un’estensione o trasposizione
d’interessi e di comprensione da idee più antiche, più
semplici, più primitive, ecc. a idee più difficili e più
complesse, che in un certo senso sono una continuazione
delle idee precedenti e ne sono il simbolo;
e dall’altra abbiamo un continuo smascheramento dei
simbolismi precedenti – il riconoscimento che questi, prima
ritenuti veri letteralmente, a guardar bene non sono che
aspetti o rappresentazioni della verità, quegli unici
aspetti che - per ragioni affettive o intellettuali –
possono, in un dato periodo, presentarsi alla nostra mente.
Basterà pensare, per esempio, all’evoluzione della
religione o della scienza per accorgersi della verità di
questa descrizione”.

