Beatrice Tosi Testi
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La mia ricerca nell'Arte
Ho camminato per il mondo da sempre, trascorrendo parte della mia vita ad odorare, ingurgitare e digerire questo luna-park multiculturale, multisonante, multicolore.
Poi, piano, piano, meno entusiasmo per la moltitudine là fuori, ormai  possedevo il mondo, conoscevo le razze, le religioni,  le inflessioni. Ero satolla, avevo tracciato una circonferenza e volevo concentrarmi sul suo centro. FERMA. Dovevo stare ferma. Basta girare, mi sono detta. Ritorna dentro di te. Cerca l'intero in ogni parte.

ORA, non mi esalta più salire sulla ruota panoramica, uscire il sabato sera e avere un fidanzato che si chiami Rodolfo o Edoardo detto Dado ( devo ammettere che anch'io sono stata vittima saltuaria di inflazionati luoghi comuni sul rapporto di coppia, e graziose riflessioni affini ).
Ora cerco l'intero, pur vivendo nell'illusione di ogni sua parte. E fa male esserne consapevole ma non riuscire  a fare un salto quantico. Fa male avere il mal di pancia.
Se non avessi la pancia... mi dico ogni tanto, sottovoce. Nelle viscere, il mio cervello pensa e si contorce, infatti le affascinanti sinuosità dell'addome assomigliano troppo a quelle del cervello.
Ed ecco che m'illumino e capisco che l'istinto non va estinto, le viscere ci sono e me le tengo, ma decido di nobilitarle rendendole protagoniste di una tela 90x120, "Amore viscerale" chiamo l'opera.
E faccio quadri, ma non mi stuzzicano le ovvietà figurative del principiante. Urge il desiderio, forte, di condensare in uno spazio contenuto, tutti quegli anni di odori e sapori a spasso per il mondo.
Urge, fino a trafiggere, la voglia di indagare il dentro piuttosto che il fuori, l'interiore, il piccolo.

Così, partendo dalle regali viscere, legittime testimoni della parte materiale e chiassosa dell'esistenza, mi addentro verso un percorso di paesaggi corporali, come metafora del nostro io più vero.
Va da sé che dalle viscere al villo intestinale il passo è breve. Il mare, diventa tempesta interiore, le onde, generose allegorie di pensieri sottili coagulati in un nucleo denso. La sabbia, un microcosmo corpuscolare. Gli alberi, che popolano il mio mondo onirico, sono di tipo genetico. Vene e capillari, fiumi in piena di emozioni. Le nuvole, aeree sospensioni di cellule indagate al microscopio elettronico e, perchè no, simili a fette di salame ungherese.

Per completare il cerchio, considerato che sostando nei miei paraggi le geometrie spigolose sono poco amate, arrivo al parallelismo che felicemente mi ossessiona : L'apparente dualità tra mente e corpo, tra materia e spirito. E' attaverso la materia che si arriva a comprendere lo spirito, attraverso il consumare bruciante delle passioni che si ottiene saggezza.
Ecco perchè dipingo la materia, perchè è la via più nobile, l'unica strada che ci è concessa, per raggiungere mete più alte. Noi viviamo governati dalla pancia ma evolvendo nel regno spazio-temporale ci siamo addestrati a dominarla con la ragione. Agognamo l'equilibrio, la serenità, ma troppo spesso li cerchiamo all'esterno e non dentro di noi, come dovremmo.
Qualcuno ha detto: "Se non sei in te, non sei da nessuna parte" e qualcun'altro: "Il viaggio della vita è capire che si arriva dove si è sempre stati".

Il mio personale guardarmi dentro, sfocia nell'osservazione istologico-anatomica, e mi infiammo di infantile stupore, nell' osservare la struggente bellezza della vita all'interno del corpo umano.
Il corpo, come contenitore illimitato di quesiti, che rappresentano simbolismi affascinanti nel momento in cui ci si avvicina per decifrarli.

Ebbene, tutto questo, come premessa, per arrivare all'affermazione finale che pone le basi del mio credo più profondo: In verità non esiste alcun dualismo, non c'è separazione tra materia e spirito, tutto è UNO. Non c'è un punto in cui finisce il corpo e inizia lo spirito. Noi non siamo solo il nostro corpo ma molto di più, siamo infiniti, increati.
La morte, il più grande tabù, è un passaggio nel regno del sottile dove tempo e spazio si annullano.
La fisica quantistica è maestra nel dimostrarci scientificamente che il mondo subatomico è intelligente, dotato di coscienza nonlocale.
La vita, visibile e invisibile, il micro come il macro sono parte di una continuità, una estensione indivisa dei (due) piani.
Materia e antimateria? Inutile dicotomia, esiste solo l'Uno, la Matrix, con un costante movimento di espansione e riassorbimento.
L'Osservatore, (coscienza) è l'Osservato (materia in altro stato di coscienza). E a dirlo è il premio Nobel per la Fisica 1922  Niels Bohr.
(Beatrice Tosi)

beatrice.tosi@fastwebnet.it