
La mia ricerca nell'Arte
Ho
camminato per il mondo da sempre, trascorrendo parte della
mia vita ad odorare, ingurgitare e
digerire questo luna-park multiculturale,
multisonante, multicolore.
Poi,
piano, piano, meno entusiasmo per la moltitudine là fuori,
ormai possedevo il mondo, conoscevo le razze, le
religioni, le inflessioni. Ero satolla, avevo
tracciato una circonferenza e volevo concentrarmi sul suo
centro. FERMA. Dovevo stare ferma. Basta girare, mi
sono detta. Ritorna dentro di te. Cerca l'intero in ogni
parte.
ORA, non mi esalta più salire sulla ruota panoramica,
uscire il sabato sera e avere un fidanzato che si chiami
Rodolfo o Edoardo detto Dado ( devo ammettere che anch'io
sono stata vittima saltuaria di inflazionati luoghi comuni
sul rapporto di coppia, e graziose riflessioni affini ).
Ora cerco l'intero, pur vivendo nell'illusione di ogni sua
parte. E fa male esserne consapevole ma non riuscire
a fare un salto quantico. Fa male avere il mal di
pancia.
Se non avessi la pancia... mi dico ogni tanto, sottovoce.
Nelle viscere, il mio cervello pensa e si contorce, infatti
le affascinanti sinuosità dell'addome assomigliano troppo a
quelle del cervello.
Ed ecco che m'illumino e capisco che l'istinto non va
estinto, le viscere ci sono e me le tengo, ma decido di
nobilitarle rendendole protagoniste di una tela 90x120,
"Amore viscerale" chiamo l'opera.
E faccio quadri, ma non mi stuzzicano le ovvietà figurative
del principiante. Urge il desiderio, forte, di condensare
in uno spazio contenuto, tutti quegli anni di odori e
sapori a spasso per il mondo.
Urge, fino a trafiggere, la voglia di indagare il dentro
piuttosto che il fuori, l'interiore, il piccolo.
Così, partendo dalle regali viscere, legittime testimoni
della parte materiale e chiassosa dell'esistenza, mi
addentro verso un percorso di paesaggi corporali, come
metafora del nostro io più vero.
Va da sé che dalle viscere al villo intestinale il passo è
breve. Il mare, diventa tempesta interiore, le onde,
generose allegorie di pensieri sottili coagulati in un
nucleo denso. La sabbia, un microcosmo corpuscolare. Gli
alberi, che popolano il mio mondo onirico, sono di tipo
genetico. Vene e capillari, fiumi in piena di emozioni. Le
nuvole, aeree sospensioni di cellule indagate al
microscopio elettronico e, perchè no, simili a fette di
salame ungherese.
Per completare il cerchio, considerato che sostando nei
miei paraggi le geometrie spigolose sono poco amate, arrivo
al parallelismo che felicemente mi ossessiona : L'apparente
dualità tra mente e corpo, tra materia e spirito. E'
attaverso la materia che si arriva a comprendere lo
spirito, attraverso il consumare bruciante delle passioni
che si ottiene saggezza.
Ecco perchè dipingo la materia, perchè è la via più nobile,
l'unica strada che ci è concessa, per raggiungere mete più
alte. Noi viviamo governati dalla pancia ma evolvendo nel
regno spazio-temporale ci siamo addestrati a dominarla con
la ragione. Agognamo l'equilibrio, la serenità, ma troppo
spesso li cerchiamo all'esterno e non dentro di noi, come
dovremmo.
Qualcuno ha detto: "Se non sei in te, non sei da nessuna
parte" e qualcun'altro: "Il viaggio della vita è capire che
si arriva dove si è sempre stati".
Il mio personale guardarmi dentro, sfocia nell'osservazione
istologico-anatomica, e mi infiammo di infantile stupore,
nell' osservare la struggente bellezza della vita
all'interno del corpo umano.
Il corpo, come contenitore illimitato di quesiti, che
rappresentano simbolismi affascinanti nel momento in cui ci
si avvicina per decifrarli.
Ebbene, tutto questo, come premessa, per arrivare
all'affermazione finale che pone le basi del mio credo più
profondo: In verità non esiste alcun dualismo, non c'è
separazione tra materia e spirito, tutto è UNO. Non c'è un
punto in cui finisce il corpo e inizia lo spirito. Noi non
siamo solo il nostro corpo ma molto di più, siamo infiniti,
increati.
La morte, il più grande tabù, è un passaggio nel regno del
sottile dove tempo e spazio si annullano.
La fisica quantistica è maestra nel dimostrarci
scientificamente che il mondo subatomico è intelligente,
dotato di coscienza nonlocale.
La vita, visibile e invisibile, il micro come il macro sono
parte di una continuità, una estensione indivisa dei (due)
piani.
Materia e antimateria? Inutile dicotomia, esiste solo
l'Uno, la Matrix, con un costante movimento di espansione e
riassorbimento.
L'Osservatore, (coscienza) è l'Osservato (materia in altro
stato di coscienza). E a dirlo è il premio Nobel per la
Fisica 1922 Niels Bohr.
(Beatrice
Tosi)
beatrice.tosi@fastwebnet.it

