Giuliano Giuliani

Nei Lontani Altrove 2010

Me e l’arte.
Inconsapevolmente, in età prescolare, tutti noi siamo stati artisti, lo siamo stati per il periodo in cui la ragione era a noi estranea.
L’albero, la figura umana e la casa sono tre elementi sempre presenti nei lavori infantili e sono, in questa fase evolutiva, non la rappresentazione del mondo circostante, ma il tentativo riuscito di dare visibilità a tutto quello che, in modo primitivo e individualista, è già dentro di noi.
L’arte, quando ancora ognuno è confine di se stesso e la dimensione sociale ancora nebulosa, mostra segni pressoché universali tanto è vero che i lavori si assomigliano tutti ed è paradossale che quando la fase evolutiva possa ritenersi compiuta questa universalità scompaia e ogni manifestazione artistica cerchi la sua matrice e il suo stile.
E’ questo il peccato originale dell’arte: aver costretto molti a copiare.
Quando si tracciano i primi segni, istintivi e liberi, non vi è decorazione, perché quel concetto è successivo la decorazione, si dice, non sia arte ed è vero, ma si può affermare che l’arte per essere tale deve rinunciare ad essere decorativa?
Per rispondere andate davanti ad un quadro di Matisse e tutto diventa chiaro: l’arte è stupore, libertà e solitudine.
Lo stupore che quasi inebetisce, si dovrebbe, per legge, non porsi domande, non cercare di capire, la via non è quella della ragione, la vista un tramite. Guardare e non vedere.
Liberi, perche l’unica cosa che liberi veramente l’uomo in età adulta è l’arte.
Soli, perché quando si fa, o si è davanti all’arte si è sempre soli, costretti a fare i conti con il proprio essere profondo e intimo, perché solo a queste condizioni può esistere confronto: l’arte non è mai scontro.
Per ultimo penso che l’arte non si nutra di parole casomai è vero il contrario e di questo la critica militante dovrebbe tenerne conto e fare ammenda per tutte le volte che, parlandosi addosso, è arrivata in ritardo.
Questo è il mio pensiero e la mia biografia: poi se io sia anche artista i miei lavori ancora non danno risposta.

1950 Mare 1

Me e il talento.
Il talento non è il punto d’arrivo, ma quello di partenza.
Spesso il talento viene scambiato con l’abilità tecnica che sostiene il soggetto, ma in realtà è tutt’altra cosa.
Ogn’uno di noi, se vuole, sa e può riconoscere il proprio limite, raggiungerlo anche e con fatica, spostarlo più avanti, ma solo chi ha talento può saltare oltre, trovando subito quello che altri sono costretti a cercare: un’avventura in un mondo sconosciuto, un peso e un rischio che pochi possono assumere.
Il talento consuma e io credo di non saper saltare.

Me e l’opera
Il soggetto è soltanto un tramite, un pretesto per raggiungere, quando è possibile, il fine del dipingere: mostrare quello che la ragione non vede.
Se dipingo un paesaggio ciò che intendo fare è sopprimere il rapporto reale con il soggetto per costruire l’idea trascendente.
Quante volte davanti ad un tramonto abbiamo sentito dire: è talmente bello che sembra finto. Appunto, talmente finto da essere bello il che non vuol dire mettere i due termini in relazione, ma sostenere che le immagini veicolate dalla retina se lasciate libere, non sostano nella parte razionale, ma raggiungono la parte “finta” che è in ogn’uno di noi è la nostra immaginazione.
Una volta terminato il lavoro, l’intimità tra la creazione e me finisce e anch’io divento uno spettatore come gli altri sino al punto di non vederlo più mio.

L'unico altro orizzonte possibile
Me e i primi dieci
1   Matisse
2   Rothko
3   De Kooning
4   Klee
5   Bacon
6   Fontana
7   Burri
8   Afro
9   Baselitz
10 Per ultimo Picasso perchè senza di lui nulla sarebbe com'è.

Tra me
Se dico di essere bugiardo è possibile ritenere anche quest’affermazione una bugia, pertanto non sarei quello che dico di essere.
E’ dunque possibile, attraverso una menzogna, affermare una verità.
In arte succede: attraverso una finzione si mostra una verità celata.
L’arte è un’abitudine.
Oggi io cerco di fare meglio quello che mi viene male.
Vorrei avere l’occhio di Matisse, la mano di Picasso, la fermezza di De Kooning e il colore di Rothko.
Non sopporterei dipingere lo stesso quadro per una vita.
Non sopporterei dipingere quadri che sembrino dipinti da altri.
Deve esistere tra queste due situazioni una possibilità di sopportazione.
Mentre dipingo preferisco togliere che aggiungere.
L’unico che possa dire se un lavoro sia valido, o no è il lavoro stesso.
Senza Giacomo e a volte contro Giacomo tutto sarebbe più scuro.
(Giuliano Giuliani)


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“I quadri di Giuliani non li vediamo davanti a noi, li sentiamo nell’animo.
Non sono paesaggi da guardare, sono esperienze da vivere; ciò che vediamo con gli occhi è solo l’immagine di quanto è già dentro di noi".
Le forme e i colori che popolano i suoi dipinti ci trascinano in una dimensione che va oltre il mondo il visibile, oltre la dimensione razionale.
E’ come se i segni nell’opera esistessero al di là di ciò che appare, è come se fossero già dentro di noi e si rendessero visibili solo tramite i suoi quadri.
Sembra che l’arte di Giuliani, così come il sogno, sia il canale capace di rendere visibile questa dimensione nascosta; è il ponte tra il mondo reale e il mondo interiore. Nei suoi paesaggi dipinti riconosciamo i nostri stati d’animo e, ritroviamo l’essenza.
Macchie di colore, forme e linee che traducono per noi le nostre emozioni più profonde, sono i paesaggi dell’anima”.
(Giacomo Belloni)